BOLZANO. «Liste d'attesa infinite. Agli altoatesini non resta che rivolgersi al privato mentre cresce l'interesse per le assicurazioni sanitarie». La tendenza emerge dalla sezione speciale dell'edizione estiva del Barometro Ipl (Istituto promozione lavoratori) 2024.

«Dai dati in nostro possesso - dicono il presidente Andreas Dorigoni ed il direttore Stefan Perini - traspare un senso di rassegnazione. La scelta di ricorrere al privato è obbligata. C'è da chiedersi cosa rimarrà nelle tasche dei lavoratori - se i salari non saranno adeguati - costretti a spendere sempre più per previdenza e prestazioni sanitarie private e per la casa». Che ha prezzi alle stelle. Immediata la risposta dell'assessore Hubert Messner: «Non ho sentore di una simile sfiducia nella nostra sanità. Non vorrei che l'Ipl quando parla di "privato" si riferisse al "privato convenzionato", per cui pagato dall'Asl. Detto questo, le liste d'attesa, che sono già scese, vanno tagliate sia per le visite che per gli esami diagnostici. E visto che non riusciamo a controllare la domanda in costante ascesa, vedremo di controllare che le prestazioni richieste non siano inutili. Ho appena istituito un tavolo di lavoro con medici di famiglia e specialisti per verificarne l'appropriatezza. Ricordo tra il resto che i primari hanno aumentato dal 5 al 10% le prestazioni ambulatoriali e diagnostiche offerte dai vari reparti, l'intramoenia è passata da 3 a 6 ore e abbiamo medici che lavorano anche il sabato. Più di così... la verità è che non si può andare avanti all'infinito».

Intervistati 500 lavoratori dal primo al 20 giugno 2024.

L'indagine Ipl ha sentito 500 lavoratori dipendenti, under 65. Dalle risposte emerge che nell'ultimo anno il 42% degli intervistati si è rivolto alla sanità privata. Il 67% per motivi di urgenza, il 33% per ottenere un servizio migliore». Messner contesta il dato sull'urgenza: «Il pubblico la garantisce sempre». Solo una persona su cinque - riprende Ipl - non ha speso nulla per cure mediche o farmaci per sé o per i familiari, mentre una persona su due ha speso tra 0 e 500 euro. Uno su cinque tra 500 e 2.000 euro e una percentuale che varia tra il 5% e il 7%, ha speso più di 2.000 euro. La voce più importante è per le visite mediche, con una quota che varia tra il 58% e il 53%. A seguire la spesa per farmaci (rispettivamente 37% e 39%) e quella per interventi chirurgici (5% e 8%). «Immagino - riprende Messner - che chi ha speso più di 2000 euro si sia sottoposto ad interventi. Noi dopo il Covid facciamo fatica a recuperare l'endoprotesica (protesi anca, ginocchio ecc.), siamo in difficoltà con le risonanze magnetiche (più di 30 mila richieste l'anno) e per esempio sulle visite di dermatologia, ma va anche detto che abbiamo attivato convenzioni con i privati e rimborsiamo 50 euro a visita se non riusciamo a garantire la prestazione nei tempi previsti».

Assicurazioni sanitarie, l'interesse è alto

Dall'indagine Ipl si evince che circa un terzo dei 500 intervistati ha già sottoscritto assicurazioni per coprire le spese sanitarie per sé o per tutto il nucleo familiare, mentre il 18% sta valutando questa possibilità. «Più assicurati gli altoatesini di lingua tedesca (il 35%) meno il gruppo etnico italiano (25%), dato il linea con la tendenza nazionale contenuta in uno studio pubblicato su "Milano Finanza" nel 2023». Sembra quasi che i sudtirolesi si fidino meno della sanità provinciale. «Non è questo il dato - dice Messner - va detto invece che Oltrebrennero esiste da anni una cultura dell'assicurazione sanitaria che in Italia si conosce da poco». Ipl consiglia di sottoscrivere le polizze assicurative prestando davvero molta attenzione a tutte le clausole di esclusione, in particolare ai limiti di età, spesso fissati a 69 anni.