BOLZANO. Chiedi 50 mila e prendi 5mila: questa sarebbe la cifra in euro offerta dall’assessorato retto da Christian Tommasini per salvare “Il Cristallo”.
Ma attenzione, “Cristallo” per le ultime leve di bolzanini è sinonimo di teatro, con l’articolo (“Il Cristallo”) invece il nome evoca radici un po’ più profonde, ben 55 anni fa, il 1958, anno in cui un gruppo di coraggiosi animatori della cultura italiana fondò una delle istituzioni culturali più prestigiose a livello regionale: il Centro di Cultura dell’Alto Adige.
E proprio da questo Centro uscì il primo numero de “Il Cristallo”- Rivista periodica di varia umanità” come recitava il sottotitolo, divenuto riferimento più autorevole e prestigioso della vita culturale di una popolazione di lingua italiana, abbastanza vivace, ma scarsamente amalgamata.
I nomi dei padri fondatori, ormai scomparsi, sono comunque entrati ormai nella nostra storia: Pier Luigi Siena,Luigi Serravalli, Renato Maturi, Stelio Danese, Giuseppe Negri, Giulio De Biasi, Giuseppe Farias e Claudio Nolet, questi ultimi due deceduti appena nel 2013 a pochi di mesi distanza.
Con il professor Claudio Nolet, ultimo dei “padri fondatori”, uomo di scuola e di governo (sua la battaglia per il nuovo teatro comunale) si chiuse un ciclo con rischio di estinzione.
Per fortuna aveva tempestivamente “allevato” promettenti epigoni, che si sono subito mobilitati impegnandosi a riportare la barra a dritta, caso esemplare di ricambio generazionale (purtroppo mal ripagato).
Tra gli “allievi” il professor Carlo Bertorelle, a sua volta uomo di scuola, nonché studioso e divulgatore attraverso giornali e riviste.
Professor Bertorelle, sopravviverà il Centro con la sua Rivista nonostante crisi e fondi ridotti?
In primavera abbiamo lanciato un appello che ha raccolto moltissime adesioni fra autorità ed esponenti della vita culturale, consci dell’’importanza di questa voce di critica ragionata e di confronto civile, radicata nel territorio. Non vedo altre rivista italiane di questo livello, mentre fioriscono (ed è un bene, sicuramente) intrattenimento, spettacolo, arte. Sarebbe un suicidio lasciar morire il tutto.
Ma se il risultato sono 5 mila euro, quali prospettive restano?
Ovviamente tutt’altro che rosee, considerato che siamo anche senza sede, salvo un piccolo spazio presso lo studio legale dell’avv. Giorgio Negri (figlio del professor Giuseppe), un “ garante” al cui impegno si deve la sopravvivenza anche “giuridica” del Centro di Cultura. Dopo la risposta della Provincia non ci resta che sperare in una risposta più incoraggiante dal Comune. Dal canto nostro siamo impegnati al massimo, contando su volontariato e spese minime per chi collabora: abbonamenti per garantire un minimo di sopravvivenza, un piano di rilancio, sia per i contenuto, sia per una grafica più agile e moderna, per un salto di qualità professionale, per la diffusione, la promozione, una sede attrezzata per editing e stampa, una pagina web, conferenze di presentazione . Ma tutto questo costa e non bastano certo le vendite.
Nel caso che Comune Provincia continuino a dimostrarsi sordi…?
Vuol dire che alle parole non corrispondono i fatti. Da una parte incoraggiano esortando ad andare avanti, dall'altra nei fatti indeboliscono il progetto. Questo non è “promuovere” la cultura, ma soffocarla a poco a poco. O ci si crede o non ci si crede, soprattutto di fronte a vari ricchi contributi che vanno in altre direzioni. Ritengono utile o meno avere un gruppo di volontari, o quasi, che lavorano per lo sviluppo culturale della nostra popolazione? La comunità di lingua tedesca mi sembra molto più attenta a non disperdere le sue risorse, anzi le valorizza, anche grazie ad un forte sostegno pubblico; riviste storiche come “Schlern” o come “Geschichte und Region /Storia e regione” non vivono infatti queste difficoltà”.
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