BOLZANO. Assegno provinciale al nucleo familiare e assegno provinciale per i figli. Il recente passaggio dall’utilizzo della Durp - che finora funzionava benissimo - al sistema nazionale Isee, fortemente criticato dai centri di assistenza fiscale dei sindacati, torna di nuovo alla ribalta grazie ad una interrogazione del consigliere provinciale Sandro Repetto (Pd), cui ha risposto l’assessore al sociale Waltraud Deeg.

Attacca Repetto: «Le problematicità già sottolineate dagli addetti ai lavori sembrano non essere state colte dall’amministrazione provinciale». Fra il resto, fa notare il consigliere, «in base all’accordo di governo Svp-Lega si dichiarava di “continuare a sviluppare e migliorare lo strumento della Durp, dando così un preciso indirizzo e soprattutto rafforzando uno strumento di autonomia perché in grado di rispondere meglio alle esigenze della nostra Provincia”».

Risponde Deeg. «Il “cambio” riguarda esclusivamente le prestazioni provinciali a sostegno della famiglia, mentre per tutte le rimanenti prestazioni rimane in uso la Durp». La scelta di passare all’Isee per le prestazioni provinciali a sostegno della famiglia, sostiene l’assessore, «ha motivazioni esclusivamente pratiche». Con l’introduzione dell’assegno unico statale, un considerevole numero di famiglie altoatesine saranno chiamate a presentare l’Isee, indipendentemente dal sistema adottato per le prestazioni provinciali. «Dato che le famiglie avranno già compilato l’Isee, sarebbe un onere aggiuntivo non giustificato richiedere alle famiglie anche la dichiarazione Durp, trattandosi di informazioni molto simili, per le stesse famiglie destinatarie e per prestazioni che hanno una medesima finalità».

Repetto voleva sapere anche «perché la Provincia voglia privarsi di uno strumento di valutazione più vicino al cittadino, più flessibile, che garantisce sul territorio una presenza capillare di soggetti che prestano un servizio di consulenza puntuale e corretto?» Lo stesso quesito che si pongono da diversi mesi i Caf.

L’assessorato, risponde Deeg, «è perfettamente consapevole delle caratteristiche e delle potenzialità del sistema Durp, dato che è stato l’assessorato a introdurlo e a gestirlo dal 2011 in poi». Nel caso delle prestazioni provinciali a favore della famiglia «si tratta di una decisione mirata, che considera i minori oneri risultanti a carico delle famiglie e dell’amministrazione». Si conferma così indirettamente proprio ciò che temevano i sindacati: le finora supposte difficoltà di gestione della Durp da parte degli uffici provinciali.

Chiedeva oltre Repetto: «L’uguaglianza nella progressività del reddito è alla base di una reale giustizia sociale; perché allora l’estensione a tutti dell’erogazione al 100%, di 200 euro mensili, ai bambini da zero a tre anni senza limiti di reddito?» Deeg risponde: «La prestazione già dalla sua introduzione viene erogata ad una media del 92-94% delle famiglie con bambini in tale fascia di età, per cui si trattava già di una prestazione quasi universalistica». L’onere per escludere un numero così ridotto di famiglie, a detta dell’assessore, «non giustifica le informazioni aggiuntive che devono essere chieste a tutte le famiglie (ed elaborate poi dagli uffici, ndr)». Inoltre, «la prestazione, anche per sua natura, aveva da sempre un approccio universalistico e non selettivo, considerate le alte soglie di reddito finora previste».

Repetto entrava ancor più in dettaglio, pretendendo altre risposte: «Qual è l’effettivo risparmio di gestione manifestato nella delibera, ma non espresso?» «Il risparmio - così Deeg - non è da intendersi in termini monetari, dato che la spesa per le prestazioni sarà maggiore che in passato a seguito dei miglioramenti introdotti: carattere universalistico dell’assegno al nucleo familiare 0-3 anni ed erogazione fino alla maggiore età in presenza di un solo figlio per l’assegno provinciale per i figli, che finora veniva invece erogato solo fino ai 7 anni di età». Il risparmio «è da intendersi in termini gestionali, dato che le famiglie dovranno compilare un numero inferiore di dichiarazioni e anche l’amministrazione sarà chiamata a gestire un minore numero di dichiarazioni».

Ma qual è, chiedeva poi il consigliere Pd, «la reale ricaduta sulle famiglie, derivante da questa modifica dello strumento dalla Durp all’Isee? Deeg sostiene: «In situazioni di reddito e patrimonio “normali” non ci dovrebbero essere discrepanze significative, essendo le logiche di calcolo relativamente simili e il target costituito da famiglie con redditi bassi e medio-bassi. Scostamenti potranno tendenzialmente esserci in casi particolari, in particolar modo rispetto ai valori patrimoniali posseduti».

Per quale motivo lo Stato, si domandava infine Repetto, «non avendo contezza della reale ricaduta sulle famiglie, ha previsto una temporanea clausola di salvaguardia, nell’applicazione della legge, mentre la Provincia non l’ha prevista»? Dato che la concessione delle prestazioni provinciali ha effetto retroattivo al 1° luglio anche in caso di domande presentate successivamente (fino al 31 dicembre), «la Provincia - conclude Deeg - ritiene di poter monitorare gli sviluppi in itinere al fine di eventuali adeguamenti dei criteri di accesso alle prestazioni». DA.PA.