BOLZANO. Natale è già passato da un pezzo, ma ai consiglieri provinciali, compresi gli ex, il regalo è arrivato qualche giorno fa sotto forma di un doppio bonifico bancario. E che regalo. 280 mila euro netti versati dalla Regione per l’indennità di fine mandato e la restituzione dei contributi che erano stati versati al Fondo pensione durante la consiliatura finita lo scorso ottobre.

Tutti i consiglieri uscenti, anche quelli riconfermati, si sono trovati sul conto corrente la bella, per loro, sorpresa. Una sorta di doppio trattamento di fine rapporto. Una cospicua sommetta se si pensa che un impiegato di banca per guadagnare 280 mila euro netti ci impiega 12 anni. I consiglieri provinciali, invece, se li trovano dopo che hanno incassato 5.500 euro al mese di indennità per 5 anni.

Indennità di fine mandato. A tutti i 35 consiglieri provinciali della consiliatura 2008/2013 è stato fatto un primo versamento di circa 68 mila euro netti a testa a titolo di indennità di fine mandato. L’indennità viene alimentata attraverso una trattenuta in busta paga di circa 1.100 euro netti al mese (le cifre variano in base al carico familiare del singolo consigliere). In altre parole si tratta di una specie di salario differito. La Regione mette da parte per conto del consigliere il 10 per cento della sua indennità lorda e gliela restituisce a fine mandato. In totale si arriva appunto a circa 68 mila euro netti per i 5 anni di consiliatura.

Fondo pensione. Ma l’indennità di fine mandato non è che l’antipasto. Infatti i consiglieri provinciali hanno incassato altri 210 mila euro netti che avevano accumulato con il Fondo pensione. Per spiegare il perché bisogna dare uno sguardo al recente passato. Con la riforma votata alla fine della penultima legislatura è stato eliminato il vitalizio dei consiglieri. Si trattava di una specie di pensione corrisposta per tutta la vita a partire, a seconda della normativa in vigore quando il consigliere era in carica, dai 50 o dai 60 anni.

Via via il vitalizio venne modificato con l’inserimento di norme più restrittive, come quella che prevedeva che venisse corrisposto solo ai consiglieri che avessero fatto almeno due mandati. Da ultimo veniva alimentato attraverso una trattenuta in busta paga del consigliere pari al 30 per cento della sua indennità e un versamento, sempre del 30 per cento, da parte della Regione. Nella penultima legislatura, però, di fatto è stato abolito.

La quota della Regione è scomparsa ed è rimasto il 30 per cento di trattenuta a carico del consigliere. A un consigliere semplice, ovvero senza cariche, all’inizio della scorsa legislatura veniva trattenuta una somma di circa 3.258 euro netti al mese sotto la voce “previdenza”. La proposta iniziale era che non fosse possibile ritirare il gruzzoletto prima dei 65 anni. Invece tutti coloro che hanno voluto i soldi in contanti li hanno avuti, sia che fossero stati rieletti o meno.

Altri hanno deciso di lasciare quella somma al Fondo pensione nella speranza che maturino interessi soddisfacenti. Per la Regione un esborso di 13 milioni. Un mandato vale 650 mila euro netti. All’inizio della scorsa legislatura i consiglieri prendevano una busta paga netta mensile di poco superiore ai 6 mila euro. Poi il netto è stato ridotto a circa 5.500 euro. Ma quello non è che la punta dell’iceberg. Di fatto, un consigliere prende quasi 11 mila euro netti al mese. (u.c.)

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