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BOLZANO. Matera ha vinto, viva Matera Capitale europea della cultura 2019. La città della Basilicata ha presentato un dossier eccellente, il parere è unanime. Ci avevano provato anche l’Alto Adige e Bolzano, partecipando alla cordata «Venezia con il Nordest»: la corsa si era fermata il 15 novembre 2013 dopo la audizione al ministero della Cultura, da cui scaturirono le candidature della sestina finale, Cagliari, Lecce, Matera, Perugia, Ravenna e Siena. Il gruppo di lavoro era costituito dal presidente del Comitato promotore Innocenzo Cipolletta, il segretario generale Katia Tenti, Laura Fincato, Maria Teresa De Gregorio, Peter Paul Kainrath e Fabio Isman .
Un milione. Si partecipa, non sempre si vince. La candidatura bolzanina resterà agli atti come un tentativo fallito, ricco di ombre e qualche luce. Ma soprattutto, è stata una candidatura costosissima, con la Provincia protagonista indiscussa degli esborsi. E questa è l’ombra principale, perché sulla candidatura la Provincia ha investito un milione su progetti di cooperative, Smg e il famoso buffet da 50 mila euro al Museion organizzato da Slow Food per la firma dell’atto costitutivo nel febbraio 2010. Il milione speso dall’Alto Adige non è nemmeno confrontabile con gli stanziamenti degli altri partner, a partire dalla capofila Venezia. Si parlò di 70 mila euro spesi da Comune di Venezia, Provincia e Regione Veneto. La candidatura copriva Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. Nel bilancio positivo c’è sicuramente avere messo la cultura in primo piano per un paio di anni, avere creduto nelle sue possibilità di sviluppo economico, non solo delle menti.
Venezia amara. Venezia, nelle ricostruzioni, si aggiudica il ruolo di protagonista principale di un fallimento annunciato. L’assessore comunale alla Cultura Patrizia Trincanato ne è certa: «Il punto debole della nostra candidatura? I tentennamenti di Venezia, che non ci ha mai creduto dall’inizio. E forse avere puntato su un territorio così vasto. Bisognava partire subito con la candidatura di Bolzano città». Spietata, nella delusione, l’analisi del veneto Filiberto Zovico. Con «Nordesteuropa Editore» Zovico è stato tra i promotori della candidatura, oltre cinque anni fa. Oggi ragiona così: «La falla numero uno della candidatura è stato l’ex sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, che ha sempre manifestato la sua contrarietà, mentre avrebbe dovuto essere il massimo sostenitore». Il 2013 è stato l’anno dello psicodramma. Orsoni prende posizione contro la candidatura, poi smentisce, ci ripensa. Nel frattempo l’assessore Christian Tommasini prova a spostare il baricentro sull’Euregio, per salvare il salvabile.
Topless e dossier. Alla fine la cordata del Nordest resta in piedi e si presenta al ministero con un dossier di candidatura elaborato in tutta fretta dopo il cambio del direttore di progetto (via Maurizio Cecconi, entra Fabio Isman). Ricorda Zovico: «Il nuovo incarico per la stesura del dossier arrivò finalmente un mese e mezzo prima della data di consegna. Ebbi la sensazione precisa che il mandato fosse scrivere un dossier destinato alla sconfitta. Quando lo leggemmo, trovammo almeno una decina di assurdità, che a vista d’occhio ci avrebbero messo in difficoltà con i selezionatori europei. Questa la perla: tra le prove della modernità di Venezia veniva portata l’invenzione del topless. Mi rivolsi a Katia Tenti, a Tommasini, alla governatrice friulana Serracchiani. Li avvisai che il dossier andava sistemato, mi sentii rispondere che bisognava seguire Orsoni». La domanda è: sapendo tutto questo, perché la Provincia insistette fino in fondo, anche con i finanziamenti? «Questo resta un grande punto di domanda per tutti noi», risponde Zovico.
L’assessore non pentito. Tommasini ancora oggi non punta il dito contro Venezia e difende il milione di spese: «La scelta di Matera dimostra che la commissione si è orientata su un territorio meraviglioso del sud, che ha bisogno di sviluppo. Se questi sono i criteri, è chiaro che la nostra regione così sviluppata non avrebbe potuto vincere. Ma è stato giusto esserci, perché abbiamo seminato progetti culturali, creato reti con gli altri territori e siamo stati costretti a guardare a nord e a sud, mentre in Alto Adige siamo abituati a guardare o solo verso nord o solo verso sud».
Si era arrivati a Venezia dopo uno stop and go su Bolzano come candidata unica. Durante l’amministrazione Salghetti, il presidente provinciale Luis Durnwalder scrisse una lettera in cui prometteva sostegno alla eventuale candidatura del capoluogo come Capitale europea della cultura 2019. Ci si lavorò un po’, ma il Comune non ci credette fino in fondo e non se ne fece nulla. L’idea della candidatura galleggiava nell’aria e partì poi il progetto Venezia-Nordest.
Il miracolo sarebbe stato vincere in queste condizioni.
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