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BOLZANO. Sarà solo per un giorno, ma è il giorno della riconciliazione della scuola con la politica. Il sindaco Spagnolli è ritornato nel suo liceo con la fascia tricolore, l’assessore Mussner non ce la fa a trattenersi e dice: «tutti ridevano quando due anni fa ho promesso: tra due anni lo consegnamo. Eccomi»; il collega Tommasini che non l'ha fatto, è felice di ammettere che «da qui esce la classe dirigente del nostro territorio», Durnwalder prende più applausi che al suo compleanno, la Minnei gongola, March è contento di aver risparmiato il 9 per cento sui costi standard. È il giorno del "Carducci”.
Torna il liceo, quello vero. Che è passato da piazza Domenicani («Allora facevo la prima ginnasio» ricorda Ugo Zucchermaglio, citato da Spagnolli come «l'ex allievo presente più anziano»), a via Manci e poi nelle vecchie Pascoli e finalmente qui, di nuovo nella nuova casa. È bella? «È sobria» dice Mussner, assessore ai lavori pubblici, motore dell'accelerazione che dal 2011, inizio lavori, ha portato il cantiere in apnea a consegnare il Classico cinque giorni prima dell'inizio delle lezioni. L'architettura è pulita, perchè quello che conta è che si stia bene dentro.
«Si poteva far meglio? - si chiede Spagnolli - Forse sì. Ma sicuramente si poteva far di peggio, visto quello che c'è in giro». Le aule basteranno? Era emersa , infatti, nei primi giorni dopo la fine dei lavori l'ipotesi di una possibile inadeguatezza degli spazi rispetto alle continue implementazioni di corsi, classi, sperimentazioni didattiche, frutto anche della spietata concorrenza che mette l'una contro l'altra tutte le scuole. Andrea Pedevilla, il preside, decide che non è il caso di insisterci troppo: «Il progetto è già cresciuto durante l'avanzamento dei lavori. Abbiamo aggiunto una palestra, ci sono un'infinità di aule speciali. Penso che toccherà a noi, toccherà a me risolvere i problemi. Useremo di più i laboratori, faremo rotazioni. Sarà una struttura elastica e dinamica. Perchè così è stata fatta. Staremo tutti bene. Oggi il problema non è qualche aula in meno ma gli scatoloni. Non so neanche dove sono le mie agende. La biblioteca sta riempiendosi di ora in ora. Sono agitato come un ragazzo prima degli esami».
La notte prima degli esami è passata bene anche in tutto il Carducci. In amministrazione si lavora come se due anni non fossero passati. I custodi osservano da dietro la loro vasca di vetro. «A proposito dov'è Sambugaro?», si chiede Spagnolli guardandosi in giro dal palco prima di iniziare il suo discorso. Fabio Sambugaro, lo storico bidello. «Senza bidelli non c'è liceo».
E neanche senza studenti. «Apritevi - invita Durnwalder, come se parlasse a casa sua - dovete guardare al mondo. Sta a voi trasformare i 137 punti della nostra autonomia in vita vera. Dovrete essere una scuola della convivenza, europea, non solo altoatesina». Presidente e le lingue, e l'immersione? «Ragazzi, voi e il Vogelweide (il classico tedesco) state più insieme durante la scuola che in piazza. Fate più scambi che mai in passato. Siete l'esempio per tutti».
Ci sono gli ex allievi. Qualcuno ricorda la sezione "C" dei primi anni Ottanta quando, di notte, coprì la scritta Giosuè Carducci e, la mattina, apparve sulla targa: "Liceo Classico Gino Bramieri". Ci sono quelli che c'erano, ma non tutti. Non c'è più la professoressa Gemma Urzì, immortalata accanto a Durnwalder e a Spagnolli nel novembre del 2011, giorno della posa della prima pietra. Non c'è più il professor Mauro. Non c'è più Claudio Nolet: «Quello che per me sarà sempre "il" preside"» dice Spagnolli. Quanta memoria. Ora bisognerà ripristinarla.
«Siete vecchi più di duemila anni», dice ancora il sindaco, citando il primo Liceo fondato da Pericle sotto il monte Licabetto e vellicando le derive citazioniste di ogni buon allievo. «Dovrete imparare la civiltà e la cittadinanza, come qui vi è sempre stato chiesto», annuncia Andrea Pedevilla. Tutti, anche Mussner guardano alle grandi vetrate che avvolgono l'aula magna e la aprono verso gli alberi di via Manci.
«È davvero la scuola che si apre alla città e la città che entra nella scuola» dicono in coro Durnwalder, Pedevilla, Tommasini. Che aggiunge poi: «Non è stato scontato fare tutto così bene e in fretta e, soprattutto, aver destinato le risorse per farlo». Ora si guarda avanti. L’assessore provinciale Florian Mussner gira la testa verso le ex Pascoli: «Ragazzi, il prossimo step è la biblioteca». Il Classico è tornato a casa, adesso il grande progetto può partire.


