BOLZANO. «Ci vorranno due anni per avere il fascicolo sanitario elettronico di tutti gli altoatesini, ma già nelle prossime settimane nominerò il responsabile della privacy. Tallone d’Achille dell’intero apparato? Il ritardo del sistema informatico». Così Thomas Schael, nuovo direttore generale dell’Asl, ieri assieme al capo di ripartizione Michael Mayr, al termine del terzo giorno di visita delle strutture e dei servizi sanitari altoatesini: il “tour”partito da San Candido, è arrivato in Bassa Atesina e a Bolzano ed ha riguardato in particolare i distretti.

Sistema informatico. Dopo la prima presa di contatto con il territorio e i suoi servizi, il giudizio di Schael è duplice: uno riguarda le strutture e l’altro l’organizzazione. Il primo è pressoché scontato: “eccellenti”; il secondo più critico: buona ma con ampi margini di miglioramento. Tre sono i livelli su cui si articola la sanità: medici di base e pediatri, assistenza ambulatoriale e ospedali. «All’interno dei distretti - ha spiegato Mayr - c’è già un buon livello di collaborazione tra la parte medico-assistenziale e quella sociale». Ma Schael ha insistito sulla necessità di potenziare la messa in “rete” della sanità, per razionalizzare le risorse e offrire un servizio migliore alla popolazione: «Serve un salto di qualità, per raggiungere una migliore integrazione tra la medicina e il territorio. Da parte dei nostri collaboratori - 9 mila tra medici, infermieri e personale sanitario e 200 amministrativi - c’è piena disponibilità -. Ora tocca a noi indicare la strategia. Bene ha fatto l’assessore Stocker ad accelerare sulla Riforma sanitaria: non si può stare a discutere per anni, ad un certo punto bisogna decidere». A rendere tutto più complicato in Alto Adige c’è che l’Asl unica è tale solo a parole e ognuna delle quattro Aziende - per la sanità si spende un miliardo e 200 milioni l’anno - gestisce il proprio orticello; a questo si aggiunge il fatto che non esiste un unico sistema informatico, ma una serie di sistemi che non dialogano neppure tra loro.

Anche ieri Schael, ingegnere meccanico con un curriculum di alto livello nel settore delle riorganizzazioni sanitarie, ha ribadito quello che è uno degli obiettivi più importanti della sua “mission”: la creazione di un sistema informatico unico con una “visione strategica”. Ovvero, con funzioni che non siano solo di tipo amministrativo, ma di supporto nella “gestione” dei pazienti, in particolare di quelli cronici che hanno bisogno di essere sottoposti periodicamente a visite e a cure.

La privacy. La tecnologia tutto ciò oggi lo consente e i medici lo richiedono per avere il maggior numero di informazioni sui pazienti e garantire le cure più appropriate. C’è però, sul fronte giuridico, la privacy con cui si devono fare i conti (solo pochi mesi fa il Garante aveva imposto l’oscuramento dei dati sensibili per garantirne la riservatezza, ndr). «Per questo - ha assicurato Schael - nel giro di alcune settimane nominerò il responsabile della privacy perché fissi le regole». Restando nel campo dell’informatizzazione, il direttore generale prevede che ci vorranno due anni per avere il fascicolo sanitario elettronico di tutti i pazienti. Per quanto riguarda poi la discussione sulla sopravvivenza dei punti nascita e più in generale di tutti i reparti in tutti i sette ospedali, Schael ha ribadito che non si tratta di scelte politiche, ma sanitarie: «Lo sanno tutti che sono più bravi i medici che hanno la casistica maggiore. L’Alto Adige non fa eccezione».