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BRESSANONE. Gli interminabili tempi di attesa nella sanità pubblica hanno ormai assunto per l’utenza locale il sapore della beffa. Di fronte allo sconcerto e in qualche caso alla disperazione di chi, ammalato, ha bisogno di diagnosi e poi di terapie il più tempestive possibili, sarebbe da attendersi che le iniziative private che in questo settore si stanno moltiplicando venissero viste dalle competenti autorità provinciali come una mano tesa in un momento di grave difficoltà. Invece pare proprio che non sia così e anzi si ripetono le segnalazioni di ostacoli frapposti alla realizzazione di nuove strutture di supporto.
L’ultimo caso piuttosto eclatante viene dal trattamento riservato alla clinica von Guggenberg, una vera e propria istituzione il cui nome è conosciuto ben oltre il territorio della nostra provincia ed i cui pazienti provengono (da ben 127 anni) da ogni parte del mondo.
Sin dall’avvio del progetto la Casa di cura von Guggenberg è partner della clinica privata Brixsana (da tempo attiva nella zona industriale) per quanto riguarda il recupero e la riabilitazione post-operatoria.
Allo scopo sono stati eseguiti lunghi e minuziosi lavori di trasformazione ed adattamento di un intero edificio del complesso von Guggenberg per la realizzazione di un certo numero di posti letto in cui dovrebbero essere accolti in particolare i pazienti di ortopedia. Usiamo il condizionale perché fino a questo momento la rinnovata ala degenze non è utilizzabile a causa dell’atteggiamento dell’assessorato provinciale alla Sanità e in particolare dell’ Ufficio Igiene e Salute pubblica.
Dopo il completamento dei lavori di realizzazione del piccolo reparto degenze all’interno della clinica von Guggenberg nell’agosto del 2016, un’apposita commissione dell’Ufficio Igiene ha effettuato un sopralluogo-collaudo dei locali. Solo in dicembre c’è poi stato un ulteriore passaggio con l’intervento del Comitato provinciale per la programmazione sanitaria, in conseguenza del quale la clinica von Guggenberg ha dovuto procedere ad alcuni adeguamenti per raggiungere “in deroga” i requisiti richiesti.
Fatto e comunicato, da Bolzano non si è saputo più nulla sino a che nei giorni scorsi come un fulmine a ciel sereno si è abbattuta una lettera della direttrice dell’Ufficio Igiene provinciale in cui, richiamandosi all’articolo 83 della legge provinciale 7/2001, si comunica che “il Comitato provinciale per la programmazione sanitaria nella seduta del 7/4/2017 ha espresso parere negativo all’unanimità, in quanto mancano degli essenziali requisiti strutturali ed organizzativi”.
In chiusura della lettera poi “si consiglia in caso di volontà di assolvimento delle condizioni” (senza specificare quali: cioè se si tratta di condizioni ulteriori a quelle già soddisfatte, o di cos’altro) di presentare una domanda ecc. ecc..
A parte la circostanza che l’articolo 83 della citata legge provinciale non parla di requisiti ma solo di competenze decisionali, il fatto è che in conseguenza di questo modo di procedere non certo incoraggiante dell’assessorato alla sanità, una struttura pronta da oltre mezzo anno per integrare i servizi di una clinica privata ed in particolare del suo reparto di ortopedia giace inutilizzata.
Tra l’altro la clinica von Guggenberg ha già assunto un intero team di nuovi collaboratori, ora costretti a restare inattivi, mentre nel frattempo al reparto ortopedia dell’ospedale di Bressanone i tempi di attesa si allungano, anche perché dal suo organico mancano ben cinque medici.
E la famiglia von Guggenberg tiene anche a far notare che quando anni fa venne istituito il reparto di riabilitazione dell’ospedale bressanonese l’Unità sanitaria si valse proprio della consulenza della loro casa di cura in virtù della pluridecennale esperienza accumulata.
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