BOLZANO. «Sono soldi buttati via: non capisco perché si debba spendere denaro pubblico per fare un lavoro che spetta alla politica. Abbiamo l’ufficio legale e un grande apparato amministrativo, ciononostante si paga una ditta esterna - di cui per altro non metto in dubbio la professionalità - per fare la sintesi di quelle che sono le posizioni di noi politici e poi di fatto scrivere la bozza del testo della nuova legge sulla Democrazia diretta». Alessandro Urzì, consigliere di Alto Adige nel cuore, spiega così il voto contrario (contraria anche Elena Artioli del Team Autonomie, ndr) espresso ieri nella riunione del collegio dei capigruppo del consiglio provinciale.
L’organismo ha approvato la proposta del presidente Thomas Widmann di affidare un nuovo incarico alla cooperativa “Blufink”, per curare la moderazione degli incontri tra la popolazione sul tema della democrazia diretta e poi appunto stendere la bozza della legge.
«Per il primo incarico - spiega Urzì - si erano spesi 20 mila euro, adesso altri 20 mila. La politica in questo modo abdica a quello che dovrebbe essere un suo compito».
La “Blufink” si occuperà anche della moderazione degli incontri per la “Convenzione” aperti a tutta la popolazione che potrà esprimere idee e proposte per la revisione dello Statuto di autonomia.
La presentazione ufficiale è stata fatta una settimana fa, sabato il primo incontro all’Eurac.
Ieri, nella riunione dei capigruppo, si è tornati a parlare delle consultazioni pubbliche che seguiranno più o meno lo schema degli incontri fatti per la Democrazia diretta.
Urzì ha chiesto che si facciano delle assemblee plenarie nei principali centri della provincia e si garantisca la traduzione simultanea, in modo che ci sia veramente un coinvolgimento della popolazione su un tema che riguarda il futuro dell’Alto Adige.
«Il presidente del collegio dei capigruppo Widmann - racconta Urzì - mi ha spiegato però che la traduzione simultanea costa troppo anche perché, sull’esempio di quanto fatto per la democrazia diretta, nei vari incontri si costituiranno più tavoli dove si affronteranno i diversi temi e ciascuno parlerà nella propria lingua. Il risultato sarà che - come già visto - chi non conosce l’altra lingua dopo un po’ se ne andrà. Anche se Widmann ha assicurato che si farà in modo di venire incontro in qualche maniera a chi ha difficoltà a capire, il rischio è che quella che doveva essere una grande consultazione popolare, si riduca ad una mera operazione di facciata, tipo reality». Anche Riccardo Dello Sbarba (Verdi) ammette che il problema della comprensione esiste ed ha auspicato che si faccia di tutto per venire incontro a chi non conosce entrambe le lingue.

