BOLZANO. Sono le 12.30 di mercoledì scorso, alla stazione di Fortezza. Alcuni ferrovieri si trovano nella sala d’aspetto a loro dedicata, in attesa di prendere servizio sui diversi treni in transito da lì a qualche minuto.
Un macchinista, in particolare, sta sorbendo un caffè quando, improvvisamente e pare senza alcun motivo apparente, un collega si avventa su di lui, estrae dallo zainetto un pugnale con una lama di una ventina di centimetri, lo brandisce platealmente, lo avvicina a pochi centimetri dall’uomo e inizia a minacciarlo con parole pesanti, come queste: «Con questo coltello potrei anche uccidere qualcuno».
Il macchinista, terrorizzato, tace, non reagisce, immobilizzato dalla paura, finché l’altro, fortunatamente, decide di allontanarsi. Il macchinista, pur non comprendendo perché il collega lo abbia minacciato, ripresosi dallo choc ha la forza di allertare la polizia ferroviaria. Niente denuncia, fra colleghi non è il caso. Il ferroviere desidera soltanto che il fatto non si ripeta, né contro di lui né contro altri. Come precisa il dirigente della Polfer, Vincenzo Tommaseo, per questo tipo di reato si procede però d’ufficio.
Per questo motivo, il mattino successivo la polizia ferroviaria si reca a casa del ferroviere, rinvenendo, proprio all’interno del suo zaino, un pugnale, con una lama molto lunga, simile a quello descritto dalla vittima dell’aggressione.
L’uomo, come riferisce la Polfer, ammette di aver compiuto il gesto, ma specifica che non si è trattato di una vera e propria minaccia e che non avrebbe avuto alcun motivo per fare del male al collega.
Il trentenne altoatesino, denunciato in passato per istigazione all’odio razziale (legge Mancino) è stato denunciato per minaccia aggravata, detenzione e porto di arma bianca.
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