BOLZANO. L'onorevole Pd Luisa Gnecchi irrompe nel dibattito sulla cosiddetta settimana corta. La madrina dell'autonomia scolastica altoatesina scende in campo per difendere la sua creatura - la legge 12/2000 - e lo fa a spada tratta: «Ai miei tempi un articolo simile, sul calendario scolastico, non sarebbe stato portato in Finanziaria. Mi auguro che i vari Heiss, Dello Sbarba e i Freiheitlichen, nel corso della normale trattativa sul bilancio, si adoperino per farlo cancellare.

Comunque sia, sono convinta che gli assessori Tommasini, Kasslatter e Mussner non abbiano voglia di mettere in discussione un pilastro del genere. Capisco le necessità della giunta, costretta a risparmiare su tutto, ma la legge sull'autonomia è giusta: dev'essere il singolo istituto a decidere».

Onorevole Gnecchi, la legge sull'autonomia scolastica oggi pare minacciata. «All'intendenza scolastica tedesca hanno sempre pensato di aver subìto la mia legge. Adesso, veramente, il problema è intervenire. Non sono più l'assessore alla scuola, ma sono tutt'ora convinta che la legge sull'autonomia scolastica sia importante. Il singolo istituto deve trovare il modo di avviare e mantenere i rapporti col territorio. La scuola, da sola, deve trovare il modo di dialogare con le famiglie, coi collegi docenti, con gli studenti. Deve individuare i modi e i tempi per rendere l'apprendimento il più efficace possibile».

La scuola è un periodo di vita fondamentale per creare una coscienza civile nei ragazzi. L'autonomia è uno dei presupposti? «Certo, i ragazzi devono essere educati alle responsabilità future, come cittadini. Ma la scuola è una palestra di educazione civica importante anche per responsabilizzare le famiglie rispetto alle scelte. Ci accorgiamo che sempre più gente non ha voglia di partecipare. C'è troppo qualunquismo. E manca anche il rispetto reciproco. Bisogna educare a considerare anche le ragioni dell'altro. La scuola è il luogo ideale per insegnare tutto questo. Ne discende che tutto ciò che accade nella scuola deve essere fortemente condiviso da tutti gli attori».

Il suo è un "no" alle imposizioni? «Ritengo che la legge sull'autonomia sia giusta. Capisco i problemi della giunta rispetto alla necessità di risparmiare: trasporti, mense, riscaldamento, tutto il resto. Ma a maggior ragione: della questione si deve parlare all'interno della scuola. È giusto che si parta dalle esigenze dei ragazzi, da ogni singola scuola, in base al piano dell'offerta formativa. Mi ricordo benissimo quando ero assessore: alle Archimede avevano discusso un anno intero su quale fosse l'orario migliore, e le famiglie erano divise a metà. Lo ribadisco: dobbiamo lavorare per una società più giusta, dove si eserciti la democrazia. La legge sull'autonomia scolastica educava e spingeva proprio in questa direzione». Cosa succederà adesso? «Sono sicura che né Tommasini, né Kasslatter, né Mussner vogliano mettere in discussione il pilastro dell'autonomia».

«Che, fra il resto, è frutto del recepimento provinciale di una legge statale». «Di rango costituzionale». Verrà vanificata, l'autonomia scolastica? «Ogni istituto deve poter decidere autonomamente. In consiglio provinciale mi auguro che l'articolo sul calendario venga cancellato». Magari ci riproveranno con una omnibus... «Bene, intanto si sarà guadagnato un po' di tempo per trovare un'altra formula, più adeguata».

Kasslatter Mur dice di essere spinta ad agire da un ordine del giorno del consigliere Stirner Brantsch, in realtà assai generico, sull'unificazione del calendario scolastico. L'ordine del giorno, di settembre 2010, venne approvato dal consiglio provinciale. «L'assessore sta esercitando un obbligo istituzionale di correttezza. Però, l'anno scorso, quell'ordine del giorno venne sottovalutato».