BOLZANO. Le «ronde» le organizzano in scarpe da ginnastica e tuta. Ai ragazzi chiedono di raccogliere storie e fotografie. Le mamme si autorganizzano, «perché non se ne può più della solitudine da social». A Don Bosco sono aperti da ieri i quattro negozi sfitti dell’Ipes, assegnati con bando alle cooperative e associazioni che si sono fatte avanti per trasferire lì l’attività. Affitto a canone zero in cambio dell’impegno di coinvolgere i residenti nelle attività. Inaugurazione in piazza Don Bosco, con Provincia e Ipes (vicepresidente Primo Schönsberg), il presidente del quartiere Alex Castellano, ma nessun consigliere o assessore comunale.

È un esperimento, il primo in Italia, spiega l’assessore Christian Tommasini. Si sono dati due anni di tempo. Se il progetto funzionerà, potrà essere allargato ad altri quartieri. Le hanno chiamate «Botteghe di cultura». Uno dei negozi si trova in via Bari 36/a, dove l’Ipes, tra le polemiche, aveva affittato il locale alla libreria di CasaPound. Il movimento neofascista, il ritorno del razzismo, non vengono citati esplicitamente, ma il messaggio è chiaro. Una volta era il disagio. Si è passati alla paura. Chi si è insediato a Don Bosco lo ha già capito. «Non sono tempi facili. La crisi genera fragilità, che a sua volta provoca divisioni ed esclusione», dice Tommasini, «Contro la paura non c’è antidoto migliore che la vita di quartiere, una sana relazione tra concittadini. Tecnicamente si chiama welfare generativo, significa andare oltre i contributi e lavorare per intercettare il disagio prima che esploda». I negozi assegnati sono quattro, ma più numerose le associazioni e coop che dividono gli spazi. Al «Culture Corner» di via Bari hanno traslocato Sport City, Learning Center, Cooperativa Lyra, Cooperativa 19, Cooperativa Piano B e Associazione Teatro Cristallo, che propongono attività di intrattenimento e animazione culturale. Nel piano interrato c’è un piccolo spazio per mostre. Dalla scorsa settimana la Sport City organizza ogni giovedì sera una camminata nel quartiere. «Sono le nostre “ronde” del benessere», racconta Massimo Moretti, «È un esperimento per avvicinare le persone all’attività fisica e restituire loro il quartiere. Non è possibile sentire ragazzi che ci dicono, come è appena successo, “di sera ho paura di girare da solo”». In piazza c’è la bottega «Don Bosco Social» con la rete di cooperative Sis, che vogliono diventare un punto di riferimento per gli abitanti del rione. Lì vengono ospitate anche le «Mamme di Bolzano e dintorni», l’idea nata da Luana Di Maio e Romuna Luppi, che hanno lanciato la pagina facebook, arrivata a seimila adesioni, con consigli ed esperienze (il gruppo dei papà sta partendo lentamente): «Sono le stesse mamme che ci hanno chiesto di uscire dai social e trovarci fisicamente. C’è molta solitudine». E torna la paura. «La pagina facebook viene usato per scambiarsi informazioni sui gruppi che possono dare fastidio alle mamme sole nei parchi, oppure per darsi appuntamento o lamentare la mancanza di illuminazione in certe zone», raccontano le fondatrici. «Cooltour», proposto dall’associazione La Strada in via Sassari 13 b, prevede un esperimento di giornalismo partecipato con i ragazzi, riassume Roberta Catania. In via Sassari 13/c c’è «Youthmagazine» in cui, dice Antonio Longo, una redazione di ragazzi racconta il territorio attraverso il loro sguardo. A «Don Bosco Social» in piazza Don Bosco, racconta Matteo Grillo, «si sono avvicinate già molte decine di persone e il consorzio si è allargato, da 7 a 10 cooperative». (fr.g.)

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