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BOLZANO. Frenata sulla ipotesi di aumento delle indennità dei consiglieri regionali-provinciali. Rientrato dalle ferie, dopo giorni di silenzio, parla il presidente del consiglio regionale Thomas Widmann. Per quanto lo riguarda, Widmann escluderebbe anche che l’argomento del ritocco da 500 euro sia stato affrontato nell’ufficio di presidenza: «Non se n’è parlato». Le indiscrezioni però ci sono state e molto circostanziate. «È possibile che l’argomento sia stato toccato dagli uffici regionali per rispondere a una interrogazione», replica vago Widmann. E mira a chiudere la discussione: «Vedrete, non ci saranno aumenti». Segno evidente che le proteste e le critiche piovute sull’ipotesi di un “ritocchino” agli stipendi dei consiglieri hanno portato ad una repentina retromarcia e a un (tardivo) tentativo di prendere le distanze.
LA PARTITA REGIONALE. Tutto è nato dalle verifiche in corso in Regione sulle possibili conseguenze dell’approvazione della riforma costituzionale nel referendum di autunno. Un passaggio della riforma prevede l’adeguamento delle indennità dei consiglieri regionali al sindaco del capoluogo di Regione: l’adeguamento con Trento significherebbe un taglio di 500 euro rispetto agli attuali 10.500 lordi (più 750 di rimborso spese). Ecco spuntare allora l’ipotesi di fare la media tra Trento e il meglio pagato sindaco di Bolzano: risultato,500 euro in più al mese. Ma dopo il senatore Karl Zeller, anche il collega Francesco Palermo, presidente della Commissione dei Sei, gela le speranze di aumento: «Quell’articolo della riforma costituzionale non ci riguarda, perché è compreso nel Titolo V, coperto dalla clausola di salvaguardia». Tradotto, le indennità dei consiglieri regionali non sono coinvolte dalla riforma costituzionale.
Widmann dice: «Dell’opinione del senatore Palermo c’è da fidarsi. Al limite chiederemo a nostra volta un parere giuridico. Ma non c’è la volontà di aumentare le indennità». E anche se ci fosse stata, la tentazione, ormai svelata, sembra sfumata. Informa Widmann: «A fine mese avremo la seduta dell’ufficio di presidenza del consiglio regionale e decideremo come muoverci. Tra l’altro, l’approvazione della riforma costituzionale è tutt’altro che scontata. Fino a sei mesi fa l’avrei data per certa, ora la situazione sembra più incerta. Insomma, direi che le indennità dei consiglieri resteranno ferme, in linea tra l’altro con il decreto Monti». E qui si tocca il secondo capitolo del tormentone sui costi della politica.
LE INDENNITÀ DELLA GIUNTA L’ufficio di presidenza del consiglio provinciale ha discusso ieri della richiesta di Dieter Steger (capogruppo Svp), di riunire i consiglieri per la presentazione, attraverso Zeller, del parere del costituzionalista Giandomenico Falcon sull’obbligo o meno di tagliare le indennità della giunta provinciale: gli ormai famosi 13.800 euro massimi previsti per il presidente provinciale dal decreto Monti. I tagli sono stati messi nero su bianco nel disegno di legge firmato dall’ufficio di presidenza, rafforzato dal parere favorevole del consulente Giuseppe Caia. Nel parere di Falcon (tenuto riservato) si prospetterebbe invece la possibilità di non applicare il «Monti». Steger avrebbe voluto realizzare già ieri l’audizione con Zeller. L’ufficio di presidenza ha deciso, riassume il presidente Roberto Bizzo, «che l’eventuale audizione vada chiesta ai capigruppo, a norma di regolamento e non alla presidenza». Rinviato tutto alle prossime settimane. Intanto il disegno di legge sui tagli resta fermo in commissione per la pausa estiva. «Ma il testo c’è e credo che nessuno di noi ritirerà la firma», conclude Bizzo, «Il parere di Caia mi sembra molto chiaro. E poi, anche se non fosse obbligatorio, un taglio volontario resta possibile, come a Trento». (fr.g.)
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