BOLZANO. Taglio delle indennità di giunta, si riparte dalla commissione. Come nel gioco dell’oca, il disegno di legge, arrivato nell’aula del consiglio provinciale e pronto per la votazione, torna indietro di una casella, su richiesta della Svp. Questo lo sviluppo di ieri mattina sulla base di una decisione del presidente del consiglio Roberto Bizzo, contestata dalle opposizioni. Il giorno prima sembrava che il rinvio in commissione non fosse possibile e la Svp aveva annunciato «allora bocceremo la legge». Ieri nuova interpretazione tecnica e ritorno in commissione. Per le opposizioni c’era una sola cosa da fare: «Discutere la legge oggi, togliere le parti contestate come le indennità aggiuntive a capigruppo e presidenti di commissione e votarla». La Svp ha preferito prendere tempo. «A due giorni dal referendum hanno preferito soprassedere...» ironizza Alessandro Urzì.

La Svp si impegna a tornare presto in aula, «tra gennaio e febbraio», dice il capogruppo Steger, e a discutere il testo con le opposizioni. Per calmapre le acque il presidente Arno Kompatscher ha annunciato che considera acquisite le nuove indennità, leggermente ridotte rispetto all’attuale: «La giunta applicherà già da ora quanto previsto nel disegno di legge. Rinunciamo da subito alla differenza rispetto alla cifra che si deciderà». La legge, dice Kompatscher, «deve essere votata con un consenso diffuso, non imposta dalla maggioranza: dobbiamo incontrarci per trovare una soluzione, anche per la dignità del consiglio provinciale». Rispetto ai 19 mila euro lordi attuali, il presidente guadagnerà 15.150 euro, di cui 4600 euro esentasse. Tagli anche ad assessori e ufficio di presidenza del Consiglio. C’è maretta tra le opposizioni, perché in commissione il disegno di legge era stato approvato con il voto a favore di Svp e Freiheitlichen e l’astensione degli altri esponenti delle minoranze presenti, M5S e Verdi. La Svp si aspettava dunque un iter più semplice in aula, ma così non è stato. Paul Köllensperger (5 Stelle) precisa: «In commissione mi ero astenuto, ma avevo votato contro gli emendamenti di Steger», quegli emendamenti che hanno reso ancora più light i tagli alle indennità rispetto alla prima versione del disegno di legge. Così Köllensperger: «La motivazione del mesto dietrofront? L'opposizione è contraria. Come se non governassero a colpi di maggioranza approvando in questo modo leggi ben più importanti. La realtà è che hanno evitato di approvare un finto taglio prima del referendum».

SALVI I COLLABORATORI. Risolto invece il problema dei collaboratori dei gruppi. Il Consiglio ha approvato ieri all’unanimità il disegno di legge che prevede l’assunzione dei collaboratori da parte dell’amministrazione del Consiglio e non più da parte dei gruppi. Si tratta di una sanatoria collegata alla riforma costituzionale. Se approvata con il referendum di domani, scatterebbe il divieto integrale di finanziamento ai gruppi dei consigli regionali, che non potrebbero più assumere i collaboratori. Saranno assunzioni a tempo determinato, di carattere fiduciario su segnalazione dei gruppi (senza concorso). Il numero massimo di dipendenti resta quello attuale. È prevista una deroga (criticata) di 30 mesi sull’obbligo del patentino. Il principio di fondo è che i collaboratori dei gruppi sono essenziali per l’attività del Consiglio stesso, per il lavoro di ricerca e di sostegno alla scrittura di disegni di legge, interrogazioni e mozioni. Da più parti è stata criticata l’incertezza sui doveri di rendicontazione, con il rischio di incorrere nelle indagini della Corte dei Conti. (fr.g.)

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