PHOTO
BOLZANO. ''Con lui non ho mai fatto spedizioni, ma Walter era un alpinista di grande esperienza, una bella persona, tranquilla ed accorta. E' una cosa molto triste, non so cosa sia accaduto, forse non lo sapremo mai ma secondo me è stato ucciso da una valanga''.
L'altoatesino Hans Kammerlander, uno dei più grandi alpinisti italiani e mondiali capace di raggiungere la vetta di 13 su 14 Ottomila, ricorda così la figura di Walter Nones, il 39enne appuntato scelto dei Carabinieri che ha perso la vita mentre scalava il Cho Oyu, montagna dell'Himalaya alta 8.188 metri.
Più volte compagno di cordata di Reinhold Messner, Kammerlander ha compiuto diverse imprese come quella di essere stato il primo uomo ad iniziare la discesa con gli sci dal K2, la seconda vetta più alta della terra.
Un'impresa interrotta sia causa le pessime condizioni meteo sia per lo shock di aver visto un alpinista coreano precipitargli sugli sci e rinvenuto cadavere centinaia di metri più in basso. ''So che gli altri suo due compagni avevano deciso di ritornare al campo base mentre Walter era rimasto su per vedere cosa poteva fare nei giorni seguenti - afferma l'alpinista originario di Campo Tures in Valle Aurina -. Per me il Cho Oyu è stato il primo Ottomila scalato nel 1982 assieme a Messner e ad un tedesco. Siamo risaliti per la via normale sul versante nord.
Più volte Karl Unterkircher (morto nel luglio 2008 sul Nanga Parbat, ndr) mi aveva parlato in modo più che positivo di Nones descrivendomelo un alpinista esperto. So che voleva salire dalla parete sud-est che ricordo essere molto difficile e parecchio rischiosa. Il mio pensiero in questi momenti va sicuramente alla famiglia di Walter, ma anche a quelle di altri miei colleghi come Unterkircher e Brugger. Anch'io ho vissuto una spedizione tragica, quella del Manaslu nel 1991, ma preferisco non riaprire questa ferita''.
Nel maggio di nove anni fa Kammerlander durante l'ascensione del Manaslu perse due suoi cari amici, Karl Grossrubatscher, (stava tornando da solo al campo base e in una caduta si ruppe il collo) e Friedl Mutschlechner, colpito a morte da un fulmine. Nel 2006, Kammerlander vide il suo amico Lois Brugger scomparire tra i ghiacci dello Jasemba in Nepal. ''Per 25 anni ho sfidato le montagne ma non avevo figli. Ecco, come nel caso di Walter e di Karl Unterkircher e di molti altri non so cosa possa spingere a queste imprese. Credo che l'esposizione al rischio calerebbe'', ha concluso Kammerlander.
L'altoatesino Hans Kammerlander, uno dei più grandi alpinisti italiani e mondiali capace di raggiungere la vetta di 13 su 14 Ottomila, ricorda così la figura di Walter Nones, il 39enne appuntato scelto dei Carabinieri che ha perso la vita mentre scalava il Cho Oyu, montagna dell'Himalaya alta 8.188 metri.
Più volte compagno di cordata di Reinhold Messner, Kammerlander ha compiuto diverse imprese come quella di essere stato il primo uomo ad iniziare la discesa con gli sci dal K2, la seconda vetta più alta della terra.
Un'impresa interrotta sia causa le pessime condizioni meteo sia per lo shock di aver visto un alpinista coreano precipitargli sugli sci e rinvenuto cadavere centinaia di metri più in basso. ''So che gli altri suo due compagni avevano deciso di ritornare al campo base mentre Walter era rimasto su per vedere cosa poteva fare nei giorni seguenti - afferma l'alpinista originario di Campo Tures in Valle Aurina -. Per me il Cho Oyu è stato il primo Ottomila scalato nel 1982 assieme a Messner e ad un tedesco. Siamo risaliti per la via normale sul versante nord.
Più volte Karl Unterkircher (morto nel luglio 2008 sul Nanga Parbat, ndr) mi aveva parlato in modo più che positivo di Nones descrivendomelo un alpinista esperto. So che voleva salire dalla parete sud-est che ricordo essere molto difficile e parecchio rischiosa. Il mio pensiero in questi momenti va sicuramente alla famiglia di Walter, ma anche a quelle di altri miei colleghi come Unterkircher e Brugger. Anch'io ho vissuto una spedizione tragica, quella del Manaslu nel 1991, ma preferisco non riaprire questa ferita''.
Nel maggio di nove anni fa Kammerlander durante l'ascensione del Manaslu perse due suoi cari amici, Karl Grossrubatscher, (stava tornando da solo al campo base e in una caduta si ruppe il collo) e Friedl Mutschlechner, colpito a morte da un fulmine. Nel 2006, Kammerlander vide il suo amico Lois Brugger scomparire tra i ghiacci dello Jasemba in Nepal. ''Per 25 anni ho sfidato le montagne ma non avevo figli. Ecco, come nel caso di Walter e di Karl Unterkircher e di molti altri non so cosa possa spingere a queste imprese. Credo che l'esposizione al rischio calerebbe'', ha concluso Kammerlander.


