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BRUNICO. É appesa a un filo sottile, nel reparto di terapia intensiva e rianimazione dell’ospedale Santa Chiara di Trento, la feroce lotta per la vita che l’undicenne di Brunico, travolto martedì alle 11.30 da una valanga sul Plan de Corones, ha ingaggiato circa un’ora dopo, al momento del suo disseppellimento dalla massa nevosa e della sua prima rianimazione da parte dei medici d’emergenza, prontissimi ad intervenire dopo che i soccorritori lo avevano individuato. Trasferito d’urgenza e in condizioni gravissime, con l’elicottero di Aiut Alpin Dolomites, al Santa Chiara, il ragazzino estratto con una temperatura corporea di appena 27º e numerose fratture in ogni parte del corpo sta lottando con tutte le sue forze e con l’indispensabile aiuto dei macchinari, a cui i medici lo hanno collegato per continuare a vivere. Una lotta impari e dall’esito più che mai incerto e che potrebbe anche volgere al peggio da un momento all’altro, ma per il buon esito della quale non è stata ancora persa l’ultima speranza. Un augurio che è nel cuore di tutti, per evitare che una sciocchezza compiuta in un giorno di divertimento, nelle vacanze di carnevale tanto attese da tutti gli studenti, possa trasformarsi una volta di più in una tragedia di immani proporzioni, sia per il giovanissimo protagonista che per la sua altrettanto giovane famiglia.
Decisive, in questo senso o - nessuno se lo augura ma anche una tale eventualità è senz’altro incombente - nell’altro, dovrebbero risultare le prossime ore in cui i sanitari avranno l’esatta cognizione delle reazioni del fisico del ragazzino alle cure che gli sono state prestate e agli interventi cui è stato sottoposto.
Nel frattempo anche l’apparato della Giustizia si è messo in moto per valutare attentamente la disgrazia. Si tratta di un atto dovuto, anche in un caso come questo, dalla dinamica che pare acclarata e in cui non c’è formalmente alcun indagato o potenzialmente tale, come confermano dal Comando dei carabinieri di Brunico. Comando che comunque ha già provveduto a informare ufficialmente dell’accaduto la Procura ordinaria e la Procura presso il Tribunale dei minori di Bolzano, essendovi rimasti coinvolti due giovani appena undicenni. L’accaduto, in effetti è abbastanza chiaro e neppure difficile da immaginare perchè in realtà è patrimonio di chiunque abbia praticato lo sci anche da ragazzino. Tre ragazzini che, in vetta al Plan de Corones, cercano un po’ di avventura avventurandosi in un fuoripista che dovrebbe essere una specie di scorciatoia per ritornare più a valle verso la Pista Uno del Plan.
Uno di loro non se la sente, lo dice agli amici e sceglie la pista battuta, ripida ma sicura. Un altro è indeciso, ma il primo parte e fa qualche curva nella neve fresca, prima di cadere. Il secondo vuole scendere per andare a vedere cosa è successo all’amico e proseguire con lui, ma il pendio dei Prati di Frena, ricoperto da strati di neve fresca caduta a ripetizione nelle giornate precedenti, non sopporta una seconda discesa. La massa nevosa si stacca praticamente dall’inizio del pendio, investe il secondo sciatore ma gli concede spazio per salvarsi e uscirne mentre investe invece in pieno l’undicenne di Brunico, forse già rialzatosi o forse ancora a terra, e lo trascina fino a quando tutto si ferma. Sembra la fine, ma un’ora dopo il ragazzino, ai limiti della sopravvivenza, viene estratto dalla neve. E inizia un’altra, disperata, lotta per la vita.
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