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BRESSANONE. Alla fine Markus Huber ha deciso. Non si è dimesso da presidente del direttivo dell'Associazione Turistica cittadina ma, con una mossa a sorpresa, ha deciso di “bloccarne” l'attività, annunciando che fino alle prossime elezioni del direttivo, previste tra marzo e maggio del 2015, non ci saranno più riunioni, non si prenderanno più decisioni in merito a nuovi progetti, ma sarà portata avanti solo l'attività ordinaria attraverso il lavoro della struttura turistica diretta da Werner Zanotti. L'obiettivo neanche tanto velato di Huber e del direttivo è quello di fare pressioni sulla giunta comunale, a otto mesi dalle elezioni, e sulla Provincia affinchè entro sei mesi si riesca a fare chiarezza su quelli che sono i passi da fare per salvare la Plose, visto che il risultato del referendum a favore del potenziamento del collegamento con i bus ha cancellato in un secondo ogni progetto turistico che era sul tavolo ed era legato alla funivia. «Il risultato del referendum, che non ha bocciato solo la funivia ma ogni progetto per il rilancio della Plose e dell'economica cittadina, ha di fatto cancellato il Piano Malik che prevedeva appunto la realizzazione di una funivia e di hotel nella zona della Plose – ha detto Markus Huber a conclusione di una riunione straordinaria del direttivo – Vista la situazione gravissima che si è venuta a creare, sarebbe stato logico dimettermi assieme al resto del direttivo, ma mi hanno chiesto di non agire di impulso e quindi voglio offrire alla giunta comunale e alla Provincia un'ultima chance per trovare una soluzione alternativa e salvare la Plose». Huber chiede a Comune e Provincia, ma anche a chi si è opposto al progetto funivia con partenza dalla stazione Fs, di sedersi attorno ad un tavolo e iniziare un confronto costruttivo. «Chiedo che si apra una discussione, con la figura di un moderatore imparziale che rassereni gli animi ed aiuti a fare chiarezza, in modo da trovare entro sei mesi una soluzione – ha concluso Markus Huber – La Plose ma anche tutta la zona di Sant'Andrea sono a rischio, ed entro un paio di anni, senza un intervento risolutore, Alessandro Marzola potrebbe decidere di dismettere gli impianti con effetti catastrofici su tutta l'economia cittadina. Ecco, ritengo che non si possa ignorare tutto questo. In sei mesi si possono gettare le basi per un altro progetto, chiarire quale strada intraprendere. Se ciò non avverrà, allora le dimissioni ci saranno». Il messaggio alla politica è chiaro: a Bressanone, città turistica, i progetti turistici si bloccano per sei mesi e se non si farà qualcosa di concreto i tempi si allungheranno e di tanto.


