BOLZANO. «Non si vanifichi l'autonomia delle scuole. A decidere sulla settimana corta o lunga siano i singoli istituti». È la convinzione di presidi, vicepresidi e ex presidi delle scuole medie bolzanine. Anche se in superificie non si vede chiaramente, la partita sulla settimana corta pare si stia giocando tutta alle scuole medie.

Perché per materne ed elementari la settimana di 5 giorni è già una realtà consolidata. Lì non ci saranno problemi di sorta. Per quanto riguarda le superiori, al contrario, anche la stessa giunta provinciale sa benissimo che molto probabilmente dovrà rinunciare: tecnicamente l'operazione di portare la settimana corta fino alla maturità è pressoché impossibile da realizzarsi.

La partita - questi per lo meno i rumors nei corridoi del consiglio provinciale - sarebbe codesta: chineranno il capo sulle superiori, per portare a casa la settimana corta alle medie, o per meglio dire: dall'asilo alla terza media. I presidi delle scuole medie bolzanine cominciano a nutrire i primi concreti timori. E, fatto assai significativo, il disappunto coinvolge sia chi predilige i cinque giorni, sia chi vuole mantenere la settimana da sei giorni.

L'importante è che sia il singolo istituto o la tal rete di istituti a decidere il da farsi. Durissima Mirca Passarella (Foscolo): «Sono molto stupita da questa strisciante volontà della giunta provinciale di privare della sua autonomia la scuola autonoma della Provincia autonoma. È una contraddizione in termini. Una pessima figura voler vanificare l'autonomia organizzativa, che si riflette su didattica e molto altro.

Noi, alle Foscolo, abbiamo introdotto la settimana corta, con successo, ma solo dopo aver effettuato un sondaggio fra genitori e alunni. Il territorio ha risposto, noi ci siamo adeguati». Sottoscrive l'ex preside delle Da Vinci, Giuseppina Rossi, in pensione da poche settimane. «Per quanto riguarda il calendario allungato, iniziare una settimana prima si può: le Da Vinci lo fanno già da due anni.

Sulla settimana corta: alle medie funziona, ma se risponde alle esigenze del tal rione e della tal scuola, e se stiamo parlando del tempo normale, ovverosia delle 34 ore e 40' a settimana. Per il tempo prolungato, di 38 ore, lì è difficile da realizzare». D'accordo Giuliano Gobbetti, preside vicario delle Fermi.

«Da noi, in passato, metà scuola faceva 6 giorni di lezione, l'altra metà 5. Sono stati i genitori a richiedere, per carità, di tornare alla settimana lunga. Serve tempo per studiare, per fare i compiti, per le altre attività: sport, musica. Noi, col tempo prolungato, già oggi siamo costretti ad effettuare due rientri pomeridiani col sabato leggero. Spalmando le lezioni su 5 giorni, dovremmo fare 4, più probabilmente 5 rientri. Non so quante famiglie sarebbero disposte. Ci lascino l'autonomia scolastica, sono le scuole a saper modulare al meglio orari e calendari». Interviene anche chi ha traghettato la scuola altoatesina nell'autonomia, l'ex sovrintendente Bruna Rauzi. «La settimana corta non si può imporre a tutti. O abbiamo l'autonomia piena o non è più tale. Non si può dare a tutto un colpo di spugna: l'autonomia degli istituti è sacra, per quanto riguarda tempi, modi e contenuti. In nessuna regione italiana è successo qualcosa del genere. Sarebbe un'autonomia inceppata, praticamente inutile».