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BOLZANO. «I nostri malati hanno bisogno dei loro medici, ottimi neurologi, che al momento però non ci sono. Va da sè che le visite fissate al San Maurizio sono state sospese a tempo indeterminato». Parte forte l’appello dell’Associazione Parkinson - ben rappresentata da Alessandra Zendron (ex consigliere provinciale “verde”), che chiede soluzioni rapide ad una situazione imbarazzante che si trascina irrisolta da tempo: «In ospedale mancano risorse ed un’organizzazione adeguata del servizio. I nostri pazienti, a Bolzano più di mille, sono costretti a tempi di attesa insopportabilmente lunghi».
Questione ben sintetizzata da una paziente - Italica Fiorentino - che ha scritto all’Alto Adige. «Desidero segnalare - scrive - una carenza, a mio avviso, gravissima che si verifica nell’ambulatorio del Centro Parkinson del San Maurizio. Dei tre medici assegnati al reparto, al momento nessuno è in servizio. Chi per trasferimento, chi per altri motivi, chi per dedicarsi alla ricerca sarà assente fino a maggio». A proposito di ricerca ricordiamo che Peter Pramstaller, neurologo al San Maurizio dove segue proprio l'ambulatorio per i malati di Parkinson, è anche direttore del Centro di biomedicina dell'Eurac. «Pertanto - continua la lettera - tutti gli appuntamenti sono spostati sine die (senza una data), naturalmente con gravi ritardi sulla frequenza delle visite stabilita in base allo stato della malattia».
La signora ci dice anche che «la tempestività nel riconoscere un aggravamento e adeguare la terapia è fondamentale nel rallentare l’inevitabile degenerazione della patologia» e anche che «l’associazione Parkinson lo aveva segnalato, ma evidentemente non si è provveduto a risolvere il problema». Quindi la chiusa che mantiene saldo l’ottimismo: «La nostra sanità è sempre stata considerata fiore all’occhiello, e credo abbia le risorse per provvedere ad una soluzione che ci restituisca la serenità di ricevere le opportune cure». Zendron raccoglie l’appello e lo rilancia: «Siamo molto preoccupati per quel che sta succedendo anche perchè Bruno Bonetti che dal 2015 è stato primario di Neurologia ha vinto il concorso a Verona e se ne è andato. Per noi è stato straordinario perchè ci ha dato una mano più che concreta anche per portare avanti il “protocollo psicologico”. Ci mancherà».
L’associazione si rivolge a Martha Stocker: «L’assessore ha più volte parlato del suo impegno per affrontare le malattie croniche, ci auguriamo che ci dia una mano perchè riteniamo che la malattia oggi abbia tempi di cura inadeguati che vanno dalla diagnosi alla prescrizione di farmaci». E la presidente entra nel dettaglio. «Purtroppo da quando il medico di famiglia individua un sospetto Parkinson passano mesi prima che il paziente acceda alla prima visita in ospedale per la diagnosi vera e propria».
I tempi d’attesa per una semplice visita neurologica a Bolzano sono a tutt’oggi di 182 giorni. «Tempi dilatati durante i quali il paziente si dispera oltre al fatto che non può accedere al farmaco essenziale che gli darebbe sollievo e parlo della “Levodopa”». Introdotta nella pratica clinica alla fine degli anni Sessanta, rimane tuttora il farmaco più efficace nella terapia contro il Parkinson. E c’è dell’altro. «La malattia ha un decorso altalenante con improvvisi peggioramenti dello stato di salute a cui seguono successive stabilizzazioni. Ed è nei momenti in qui la patologia si acutizza che il paziente ha bisogno del medico. Ma la visita è solo una all’anno. E servirebbe - conclude Zendron - anche più fisioterapia».


