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BRESSANONE. Il giorno dopo il referendum che ha cancellato la funivia dalle mappe virtuali di Bressanone, il pessimismo si è diffuso a macchia d’olio nelle schiere di coloro che sono usciti sconfitti dal ruvido scontro cittadino. Il più ottimista ha preconizzato la fuga degli albergatori e degli imprenditori. Anzi, ha già disegnato Alessandro Marzola con le valigie in mano verso lidi meno ingrati e più redditizi. La famiglia legata a filo doppio alla Plose per lavoro, ma anche per passione e affetto è stata dipinta come affranta e sfiduciata, pronta a mollare tutto.
«Beh, una struttura così non si lascia dall’oggi al domani. Servono diversi anni per smobilitare.
Ma allora è vero, signor Marzola?
Calma, calma. Certo, gli scenari sono cambiati drasticamente, ma le potenzialità della Plose restano.
Per qualcuno è già morta e sepolta, assieme alla funivia.
Direi che l’emotività ha avuto il sopravvento. Ora bisogna far sbollire la delusione e tornare a sedersi ad un tavolo.
A fare che?
A studiare un altro piano di sviluppo di Bressanone e della Plose.
Ma non c’era un piano B?
No. Anzi. Il piano Malik era un punto di riferimento e per questo tutti gli investimenti sono stati bloccati in attesa della partenza di quel progetto. Da quattro anni si sta facendo solo il minimo indispensabile: come si dice, stucco e colore.
C’è il tempo di studiarlo ora?
Il tempo c’è, anche se non è il caso di attendere troppo: più neve si deposita, più farà fatica lo spazzaneve a portarla via. Tradotto: più si aspetta più gli investimenti diventeranno onerosi.
Da dove si parte, Da un’altra funivia?
No. Nemmeno cominciare a parlarne di un’altra funivia.
Dagli autobus potenziati, allora?
Macché. Quello è stato solo un compromesso politico. Ma ce li vede lei i turisti che salgono sui bus che nemmeno portano le biciclette?
E allora? Niente funivia, niente bus e Huber ha già detto che lassù non farà il suo albergo.
Allora serve un progetto chiaro e complessivo di sviluppo del turismo a Bressanone. Con le idee chiare e le carte in tavola le cose si possono fare e gli albergatori sono disposti ad investire. Ma senza un piano nessuno ci metterà un cent.
La Plose com’è messa?
Siamo stati fermi con gli investimenti e senza le spalle coperte non se ne possono fare. Quelli previsti sono tramontati assieme al pianoMalik. Però ci sono gli impianti che a breve andranno revisionati, i cannoni per la neve, per assicurare l’innevamento, altri impianti da sostituire...
Ma lei ci crede?
Ci credo, ma non è questa la questione. Non sono un eroe o uno stoico: se ci sono i presupposti si va avanti. Non possiamo stare sempre qui a rincorrere il tempo perduto. E ora ci troviamo in una sorta di limbo. Prima c’era un piano che ora è definitivamente tramontato. Tutte le parti - imprenditori, albergatori, Provincia, Comune - adesso si devono sedere a un tavolo e mettere a punto un altro piano turistico affidabile per chi vuole investire.
Quando apre la stazione quest’anno?
Il 6 dicembre. Se c’è la neve. L’estate per la Plose è la stagione migliore. Per l’inverno dobbiamo raccomandarci molto in alto e sperare che la neve arrivi, anche per la felicità di quei bressanonesi che non credono alla Plose sulla quale però ogni inverno sciano migliaia di ragazzi della città.
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