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BRUNICO. E' stata conferita a Palazzo Ducale a Bolzano la Medaglia d'onore a Dante Pocchiesa, nato a Comelico Superiore nel 1920, ma cittadino brunicense fin dal secondo dopoguerra.
L’onorificenza, istituita nel 2006, è destinata ai cittadini italiani, militari e civili, che nel corso dell’ultimo conflitto mondiale furono deportati e internati nei lager nazisti.
Inviato sul fronte russo nel 1942 come autista di autoambulanze, Pocchiesa rientrò in Italia nel 1943 per essere poi spedito in Jugoslavia. Dopo l’8 settembre, avendo rifiutato di collaborare con i nazisti, venne deportato in Germania nel lager di Ziegenhain insieme ad altre centinaia di prigionieri.
Fin qui una storia come quella di tanti altri, una storia di cui il protagonista era sempre stato parco di particolari. Le cose sono però cambiate nel 2012, quando lo storico romagnolo Enzio Strada ha ricevuto dal vice sindaco di Cervia Gabriele Armuzzi il diario che il padre Guerrino (morto nel 1952) aveva tenuto durante la prigionia nel lager di Ziegenhain in Germania.
Nel diario, Armuzzi, all’epoca "già” trentottenne, cagionevole di salute ed emarginato dagli altri militari per essere stato camicia nera della milizia, ha espresso tutta la sua riconoscenza a Dante Pocchiesa, allora ventitreenne, per avergli salvato la vita e per averlo aiutato in più occasioni, consentendogli così di non soccombere alle durezze della prigionia e di fare ritorno a casa dopo la guerra.
Cercando in internet, Strada ha approfondito le conoscenze relative alla vicenda e ha scoperto che Dante Pocchiesa era ancora vivo e vegeto e abitava a Brunico, città dove per decenni è stato commerciante di calzature.
Pocchiesa è montato in macchina e, insieme alla moglie Ada, si è recato a Villa Inferno, frazione del Comune di Cervia, per incontrare il figlio del compagno di prigionia.
Il diario di Guerrino Armuzzi è stato pubblicato da Enzio Strada nel 2016 e, insieme agli appunti dell’autore, contiene anche la trascrizione di quanto raccontato da Pocchiesa in quell’incontro, spronato dalla moglie.
È venuta così alla luce un’altra storia ancora più straordinaria che lo ha visto protagonista in Russia il 18 gennaio del 1943. Gli autisti delle ambulanze facevano la spola sotto il fuoco nemico fra il fronte e la città di Karkov, l’unica con una stazione ferroviaria ancora funzionante, per portare in salvo quanti più feriti possibili.
In duecento aspettavano di essere evacuati, ma i russi avevano già iniziato ad entrare in città. Per uno di quei colpi di fortuna della sorte Pocchiesa, al volante della sua autoambulanza, si imbatté in una specie di deposito abbandonato dai tedeschi dove c’era incredibilmente di tutto, addirittura dello champagne.
Dopo aver caricato tutto quel ben di Dio si recò alla stazione, ancora difesa da un reparto tedesco, e lo barattò con alcuni vagoni parcheggiati sui binari, da attaccare ad uno degli ultimi treni in partenza. In circa sei ore Pocchiesa riuscì così a caricare tutti i feriti sui vagoni ed a partire per Kiev, da dove avrebbero potuto far ritorno in Italia. Un atto di eroismo e di generosità che merita di sicuro il più alto dei riconoscimenti.


