MERANO. Dopo mesi di ricerca, contatti, raccolta di materiale fotografico, la serata dedicata a “Merlet: la fabbrica delle donne”, immaginata da Enzo Nicolodi e affidata per l’organizzazione al Club Est Ovest, si è tenuta all’Urania di via Ortwein. La storia della Merlet, si intreccia con la storia delle donne e degli uomini che vi hanno lavorato, con la storia della famiglia Oberrauch, titolare della ditta, e con la storia della Città di Merano.

Nel corso della sua attività ha coinvolto certamente almeno un migliaio di donne. Il recupero della vicenda della fabbrica Merlet è stata resa possibile solo grazie al coinvolgimento dei diretti interessati: le maestranze, innanzi tutto, ma anche la proprietà. Tante le storie individuali che potrebbero essere raccontate. Flora Picelli vi entrò all’età di 16 anni e vi rimase per ben 35 anni. E viene proprio da lei un racconto che bene esprime le emozioni, le speranze, di una sedicenne alle prese col suo primo importante contatto lavorativo.

«Non rammento - racconta - se fosse un febbraio ancora gelido o già primaverile, quello del 1962, ma fu senz’altro il febbraio in cui cambiò il corso della mia vita. Fino a quel giorno ero una delle tante sedicenni di Sinigo, occupata in una tintoria di Merano, ma da quel giorno la mia vita sarebbe cambiata. Uscii di casa respirando profondamente l’aria umida che l’Adige portava fin alle prime case del borgo, con un cenno salutai la mamma che con il naso incollato alla finestra e lo sguardo carico di affetto mi accompagnò fino alla fermata del bus per Merano. Questa volta sarei dovuta scendere in centro e poi con passo deciso sfiorando la statua di Sissi, prendere la salita che percorrendo le Passeggiate d’estate portava a Maia Alta. Lì, a Maia Alta, tra castelli ed il torrente Passirio, quasi nascosta, una fabbrica. Una fabbrica tessile dove si cucivano le giacche e si tagliavano i pantaloni, dove sbuffavano i ferri da stiro e sferragliavano le cucitrici. Chi imboccava il sentiero sul lato sinistro del Passirio, in direzione di Fritz, raccontava di aver visto attraverso i vetri, delle donne chine sui capi indaffarate a tagliare, cucire, sistemare, e talvolta a sbirciare verso chi passeggiava lungo il Waal. Erano le donne della Merlet. E ora, io ero una di loro…». ( da Il febbraio di Flora - tratto liberamente dai ricordi di Flora Picelli).

Leggi anche

Annamaria Marsura, un’altra lavoratrice, iniziò a lavorare lì qualche anno dopo, negli anni ’70. E vi rimase fino alla chiusura, ad inizio anni Duemila. Assieme ad altre lavoratrici sindacalizzate partecipò alla lotta per la difesa del posto di lavoro fino all’ occupazione della fabbrica che per due settimane, nel 1982, rappresentò il punto più alto della lotta. Ernesto Giaquinta uno dei pochi uomini occupati, tecnico delle macchine da cucire, è un vulcano di racconti ed aneddoti sulla fabbrica. Nel corso della serata, a raccontare questa storia sono stati alcuni dei protagonisti: Christine Thinkhauser, Walter Christanell, Annamaria Marsura e Ernesto Giaquinta.

Altre memorie sono state raccontate in forma letteraria dalle attrici del Piccolo Teatro, Laura Andrian e Antonia Stevan, mentre attraverso uno slide show (20 min.) realizzato da Enzo Nicolodi, sono state mostrate immagini storiche riguardanti la Merlet. La sala della manifestazione ospita anche una mostra fotografica, mentre il back ground musicale è stato affidato a Christine Plaickner e a Lucia Suchanska. (gi.bo.)