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BOLZANO. Cambiano le regole per andare in pensione: si lavorerà fino a 67 anni. Nell'ultima seduta la giunta comunale ha recepito quanto previsto dalla Legge Finanziaria del 2025.
Le nuove disposizioni
«In base ad una delibera del 2012 che recepiva la normativa statale - spiega l'assessore al personale Christian Battisti - dopo 42 anni e 10 mesi di lavoro per gli uomini; un anno in meno per le donne, l'ufficio Personale comunicava al dipendente, con sei mesi di anticipo, che sarebbe stato obbligatoriamente collocato a riposo. Si trattava di una risoluzione unilaterale del rapporto. Quella vecchia delibera è stata annullata. Dal primo gennaio di quest'anno non sarà più così. Maturati i requisiti per andare in pensione (42 anni e 10 mesi per gli uomini; 41 anni e 10 mesi), il dipendente continuerà a lavorare fino a 67 anni. Se vorrà andare in pensione, dovrà essere l'interessato a chiederlo, ma la legge prevede una penalizzazione sull'assegno mensile». In Comune lavorano circa 950 persone, con il vecchio sistema quanti erano coloro che maturati i requisiti dovevano obbligatoriamente andare in pensione?«Abbiamo visto - prosegue Battisti - che c'era una media di venti persone all'anno. E l'età, anche quella media, si aggirava intorno ai 61 anni».«Forse le nuove regole - commenta il sindaco Renzo Caramaschi - scontenteranno qualcuno, ma per la macchina amministrativa è meglio così. Perché facciamo sempre più fatica a trovare nuovi collaboratori, nonostante si continuino a bandire concorsi per assunzioni a tempo indeterminato. Il posto fisso - si sa - non è più particolarmente ambito dalle giovani generazioni. Per questo si va anche nelle scuole, per spiegare tutto ciò che può offrire un lavoro in Comune».
Aumenta l'attesa di vita
La logica della normativa nazionale è evidente: allungare l'età lavorativa a fronte di un sensibile aumento dell'attesa di vita delle persone e cercare di rendere sostenibile, per i prossimi anni, il sistema previdenziale. Anche a fronte di un preoccupante calo del numero di giovani che entrano nel mondo del lavoro, dovuto al crollo delle nascite, oltre al fatto che rispetto al passato, in genere, si comincia più tardi e spesso con occupazioni di tipo precario.L'esperienza del sindaco Caramaschi è la dimostrazione che l'età del collocamento a riposo può essere spostata un po' più in là, perché i 60-70 anni di oggi non sono più quelli di una volta. «Avevo - racconta - poco più di 60 anni quando, maturata l'età della pensione, mi hanno collocato a riposo. Sarei rimasto ancora un po', perché fare il direttore generale del Comune mi piaceva, ma la legge allora non lo consentiva». È così che, nel 2016, a 70 anni, si era rimesso in gioco partecipando alle primarie del Pd: le ha vinte ed è diventato sindaco. Ha fatto il bis nel 2020 e se non fosse che la legge prevede il limite dei due mandati, a maggio ci avrebbe riprovato. A.M.


