BOLZANO. Commercianti «in sciopero» in piazza Erbe, in segno di protesta verso un regolamento in base al quale la frutta secca può essere al massimo il 20% della merce totale in vendita.

Troppo poco secondo i commercianti, che chiedono un incontro urgente con il Comune per discutere una revisione del regolamento e introdurre criteri più flessibili «che tengano conto della reale situazione del mercato», rivendicano.

Ieri (lunedì 7 luglio) erano ben nove i banchi chiusi, tutti gestiti da bolzanini di origine pachistana o indiana: una rarità per un mercato aperto dal lunedì al sabato, dove si lavora senza sosta quattordici ore al giorno per tenere fede alla tradizione dello storico mercato nel cuore di Bolzano. E forse è proprio la «tradizione» la chiave di lettura (politica) di una vicenda senza esclusione di colpi (amministrativi).

Nella nota firmata dall'avvocato Thomas Brenner, rappresentante degli esercenti in protesta, si legge che il limite del 20% «minaccia la sopravvivenza economica di numerosi banchi». Ma il sindaco Claudio Corrarati ribadisce: «Non siamo contro l'economia. Intanto si mettano a regime, poi si farà una riflessione generale». Il sindaco rigetta l'ipotesi che si voglia una piazza di soli esercenti autoctoni.

Il regolamento della piazza

Il regolamento di piazza Erbe è stato approvato a Comune commissariato nell'aprile del 2016. La polizia municipale lo ha applicato, arrivando in qualche caso a sanzionare chi vendesse più frutta secca del dovuto. Alla terza violazione scatta la revoca della concessione. Per un piccolo commerciante può significare la rovina, sua e dei due, tre dipendenti che si alternano al banco.Dura lex sed lex. Allora gli esercenti hanno risposto con la stessa moneta. Hanno impugnato quattro sanzioni, ma il giudice di pace e poi il Tar di Bolzano hanno dato ragione al Comune. Anche la Cassazione, lo scorso 16 ottobre, con quattro ordinanze pubblicate il 14 gennaio ha rigettato altrettanti ricorsi. «Nell'attesa che la Corte si pronunciasse, noi abbiamo sospeso l'attività sanzionatoria», spiega il comandante della polizia municipale Fabrizio Piras, «Una volta che il tribunale ha stabilito la legittimità della sanzione, abbiamo ripreso l'attività ispettiva. Abbiamo dato ampia informazione ai commercianti. Nei prossimi giorni passeremo all'azione sanzionatoria». Cioè: nei prossimi giorni ripartono le multe.

«Brusca inversione di rotta»

Tra aprile e maggio, l'amministrazione comunale tramite l'Unione commercio ha dato l'incarico di uno studio per riflettere sul futuro della piazza. «I commercianti hanno partecipato con entusiasmo a ogni incontro, evento e workshop», riprende la nota, «Ma oggi la brusca inversione di rotta: arriva la polizia municipale con controlli serrati». Nessuna fase transitoria, osserva Brenner: «Ci si chiede se i commercianti non siano diventati il bersaglio di interessi superiori».

La protesta dei commercianti

«La frutta fresca non si vende più, tanto meno in 14 banchi contemporaneamente, come prevede il regolamento. La domanda è bassa e molta merce va buttata. La frutta secca è diventata l'unica vera fonte di reddito, senza la quale siamo costretti a chiudere», avvertono gli esercenti. Tra loro c'è chi recupera un aneddoto: in Comune si sarebbe pensato di chiedere ai contadini di prendere in mano la situazione. Ma gli agricoltori sarebbero stati disponibili solo fino a mezzogiorno.Tra i commercianti che ieri hanno tenuto aperto c'è solidarietà verso i colleghi in rivolta. «In Comune - così Fareed Ahmad - vorrebbero recuperare la tradizione, ma il mondo è andato avanti». Tra i gestori è il più "anziano", da 24 anni in piazza Erbe 14 ore al giorno, tutto l'anno. «Siamo cittadini italiani. Noi non vogliamo litigare con il Comune. Chiediamo solo: lasciateci lavorare, per favore». Fabrizio Lago propone «un faccia a faccia dove si dicano le cose come stanno». Perché, dice, «se vanno via loro, piazza Erbe finirà come tra il 1995 e il 2005: mezza vuota».