BOLZANO. L'avevano invitata non più di due settimane fa: «Assessora venga a vedere come siamo ridotti, noi di piazza Mazzini». Ieri è arrivata. Alle nove si è trovata di fronte il comitato costituitosi in uno dei luoghi più sotto assedio della città, duecento firme già raccolte solo tra i palazzi intorno.

A fianco l'avvocato Giancarlo Massari. Ulli Mair, assessora provinciale alla sicurezza ha ascoltato: «So cosa vuol dire non stare in pace neanche a casa propria e guardarsi intorno quando si entra o si esce dal portone». Finito l'incontro è andata alla polizia: «Ho incontrato il questore - rivelerà poi - e gli ho spiegato come vive chi abita intorno a piazza Mazzini». Pochi minuti dopo il colloquio tra Paolo Sartori e Ulli Mair, una prima pattuglia della mobile si era già presentata all'incrocio tra corso Libertà e via Manci. Ecco come, ieri, la questione del degrado di piazza Mazzini ha compiuto il suo salto di qualità.

Ora è tutto detto e scritto, l'ultima volta una lettera aperta ai primi di marzo: resta il fare. In realtà, nel corso dell'incontro sono emersi aspetti ancora più inquietanti del contesto sociale che gravita in quello spazio che viene architettonicamente riqualificato quasi ad ogni giunta comunale ma che non si vede incidere sulla sua realtà quotidiana. «C'è un intreccio tra spaccio notturno, presenza strutturale di clochard, snodo di personaggi poco rassicuranti, migranti il cui risultato - racconta Giancarlo Massari, il legale che affianca il comitato degli abitanti - è una persistente sensazione di insicurezza e la presenza di rifiuti, residui di ogni genere tra la piazza e i portici».

Anche Ulli Mair ha registrato le lamentele: «La gente che abita in quei palazzi non ha pace. Ora anche continui strepiti di notte e movimenti rumorosi dentro e soprattutto fuori la sala giochi sotto i portici. Che evidentemente è attrattiva per molti». Il risultato è sporcizia a ridosso dei portoni d'ingresso, in particolare a palazzo Rossi, bottiglie, scatole abbandonate, ricordi di pasti veloci nelle ore notturne.

Le richieste di cui l'assessora si è fatta portavoce davanti al questore sono state precise: non solo pattuglie in divisa nella piazza e nei dintorni ma, possibilmente, anche agenti in borghese per poter effettuare le identificazioni; applicazione del daspo e degli allontanamenti per i recidivi, invito al Comune perché si attivi sul fronte dei senza tetto che non abbandonano i portici neppure nei giorni di sole.

Alcuni, tra gli abitanti, hanno chiesto anche che venga rivisto l'impianto di arredo urbano di cui sui è dotato recentemente quello spazio: «Le panchine - dicono - sono diventate il punto di riferimento di sbandati è spacciatori». Sulla questione le posizioni non sono tuttavia univoche: non sarebbe giusto privarsi di questa revisione anche estetica quando il problema sarebbe invece agire sui frequentatori e non sulle strutture.

Anche Seab ha successivamente preso contatto con l'assessora, intenzionata ad agire sull'altro fronte evocato dal comitato: una intensificazione dei passaggi dei mezzi per garantire una maggiore pulizia degli spazi esterni. L'accumulo di sporcizia è in aumento in ogni angolo: dalle campane dei rifiuti, ai portici, intorno alle panchine e anche nelle fontane appena ripristinate. Ma il risultato più tangibile della mattinata è stata la volontà, riportata dalla stessa Ulli Mair, dopo il colloquio con Paolo Sartori, che le forze dell'ordine aumenteranno la propria attivazione in piazza Mazzini, sullo schema già attuato in alcuni quadranti del centro storico. «Le azioni fin qui messe in atto dal nuovo questore - conclude l'assessora - sono una garanzia anche per gli abitanti della piazza». P.CA.