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BOLZANO. «Stop ai mancati pagamenti, Poste dove sei?»: questo stava scritto sullo striscione mostrato ai passanti dai sindacalisti dinanzi al Centro postale operativo di via Resia. A chiedere il presidio di giovedì mattina (27 aprile) sono stati loro, la cinquantina di lavoratori del settore pulizie impegnati negli uffici postali sparsi in tutta la provincia, che lamentano di essere rimasti senza stipendio dal mese di gennaio. Lo hanno richiesto a gran voce, il presidio, ma poi non hanno partecipato, «per il timore di perdere il posto di lavoro», hanno sostenuto i sindacalisti della Filcams Cgil, presenti davanti alla sede centrale delle poste, in cima a via Resia.
«Così non possiamo più vivere», hanno raccontato gli unici due lavoratori che hanno trovato il coraggio di intervenire alla manifestazione organizzata ieri mattina per sensibilizzare Poste italiane. Si chiede una mano alla società, perché la ditta siciliana che ha vinto l’appalto per l’esecuzione delle pulizie non ottempera ai suoi doveri contrattuali, anche se molti lavoratori continuano a garantire il servizio nonostante non percepiscano più lo stipendio.
Un circolo vizioso
Un gatto che si morde la coda, hanno spiegato ieri i sindacalisti della Cgil. Almeno dal mese di settembre si sarebbero registrati dei ritardi nel pagamento delle retribuzioni ai dipendenti, da gennaio addirittura lo stipendio non arriverebbe proprio più e ora, visto che siamo ormai a fine aprile, si teme di perdere anche la terza busta paga di fila. Chi tiene famiglia versa già adesso in gravi difficoltà.
Siccome la ditta non paga le retribuzioni, raccontano i sindacalisti, chi ha potuto si è messo magari in malattia, altri hanno deciso di non garantire più il servizio di pulizia. E così, queste almeno le voci giunte ai dipendenti e da questi riportate ai sindacalisti, Poste tratterrebbe le fatture perché il servizio non verrebbe garantito come indicato nel contratto e ciò avrebbe ripercussioni sulla liquidità della ditta appaltatrice, impossibilitata così a pagare i dipendenti alla fine mese.
L’attacco dei sindacati
Come chiarisce Luigi Liguori (Filcams Cgil) «decine e decine di dipendenti, che garantiscono le pulizie negli uffici postali dell’intero Alto Adige, da gennaio non percepiscono più la retribuzione. Non ne possono proprio più. Prima i ritardi nei pagamenti, già da settembre, ora a secco da due mesi. Chiunque di noi non riuscirebbe a sopravvivere». La Cgil, con il presidio di ieri, ha chiesto a Poste di intervenire. «Negli ultimi dieci anni - così ancora Liguori - la situazione si è ripetuta più volte. Più aziende sono fallite». Poste, va oltre, «con noi non parla. Trattengono le fatture, stanno bloccando i pagamenti perché non c’è regolarità nell’erogazione dei servizi di pulizia e non c’è garanzia che i lavori richiesti vengano eseguiti, ma in questo modo un numero davvero consistente di persone rimane senza retribuzione».
A rigore, prosegue il sindacalista dalla Filcams Cgil altoatesina, «il committente dovrebbe garantire le retribuzioni a chi quotidianamente garantisce il servizio, sobbarcandosi per di più i costi degli spostamenti anche verso la periferia, pagandosi la benzina, l’autobus». Insomma, chi ha vinto l’appalto è inadempiente, l’azienda ha sospeso i pagamenti, le buste paga non arrivano, alcuni dipendenti decidono di sospendere le loro prestazioni lavorative in attesa delle retribuzioni passate e dunque non c’è abbastanza personale per garantire le pulizie.
Nonostante ciò, ieri in pochi, pochissimi, hanno partecipato al sit-in di protesta di via Resia. Sostiene Liguori: «Molti hanno paura di perdere il loro posto di lavoro e proseguono a lavorare, anche a proprie spese, dovendosi pagare il carburante o i mezzi pubblici».
Le testimonianze
«Campo con 400 euro al mese e ne pago 700 di affitto», raccontava uno dei due dipendenti che hanno partecipato alla manifestazione. Niente nome e cognome, sesso, età, foto. Parlano, ma solo sotto garanzia di completa tutela dell’anonimato. «Abbiamo paura di ritorsioni». Il dipendente chiarisce: «Siamo senza stipendio quasi da tre mesi, un fatto vergognoso, non capisco come possa succedere. Io riesco a cavarmela soltanto perché mi aiutano i figli. E non è la prima volta, sono anni che la situazione è questa, non è la prima azienda che non paga. Il lavoro dovrebbe essere sacro, qui c’è qualcuno che ci gioca».
L’altro dipendente conferma: «Poste italiane non fa niente per tutelarci. Noi non ce l’abbiamo tanto con le ditte cui vengono affidati gli appalti, quanto con Poste: vanno al risparmio, troppo, e così le ditte non riescono a starci dentro». Il dipendente, che vuole restare anonimo, racconta: «Devo pagare 850 euro di affitto al mese, ho tre figli. Sono vent’anni che lavoro per le poste, mai stato ridotto in questo stato, senza soldi, portafoglio vuoto. Lavoro anche per un’altra ditta, con quello che guadagno pago l’affitto, ma non ho più soldi per sfamare i miei figli. Perché scelgono queste ditte lontane, con cui è difficile parlare? A rimetterci siamo solo noi».
E c’è pure chi sta peggio
Liguori chiosa raccontando un fatto che esula dal caso specifico. «Qui diversi dipendenti sono a tempo indeterminato, in teoria godono di tutele. Ma ci sono ditte che stanno cominciando ad assumere a tempo determinato pescando nei centri di accoglienza e facendo sottoscrivere contratti capestro a persone che non conoscono l’italiano. Firmano senza sapere cosa li attenda». DA.PA


