BOLZANO. «Nicotina e cocaina, senza dubbio». Al capitolo ricadute sono queste le sostanze che colpiscono in modo più frequente. Difficile uscire da qualsiasi dipendenza, durissimo, ma le sigarette e la polvere bianca rendono il percorso particolarmente complesso. A raccontare il complicato cammino di chi cerca di non ricascarci è il referente del Sert, servizio per le dipendenze del Comune di Bolzano, Elio Dellantonio.

«Non è semplice fare certe classifiche, è chiaro, ma la nicotina e la cocaina hanno questa tendenza a rendere la ricaduta particolarmente rischiosa». Prendiamo la sigaretta: c’è anche tutto un mondo sociale legato al gesto di fumare. «Esatto. Si instaura rapidamente una ritualità e ad ogni porzione di consumo si registra un piccolo rilascio di dopamina che funziona come rinforzo alla dipendenza. Si arriva a centinaia di rinforzi che vanno poi combattuti una volta che si tenta di smettere di fumare». Uguale dinamica per la cocaina che si innesta sempre più spesso su determinati riti sociali e non riguarda solo il momento dei giovanissimi. Anzi.

Se nicotina e cocaina sono le prime in classifica, di certo le altre sostanze non sono delle passeggiate. «Assolutamente no - conferma Dellantonio - perchè i rischi di ricadute sono elevati anche con eroina, hashish e anfetamine. È difficile anche tracciare delle statistiche o dare delle cifre perchè comunque il fenomeno della ricaduta è complesso e ha molte facce». D’altronde la dipendenza è una malattia dal volto tentacolare. «Di fatto è l’insufficiente capacità di controllare il consumo di qualcosa nella coscienza che faccia male. Una condizione che determina un quadro di difficoltà sociale, spesso abbinata al tentativo di smettere senza successo. Il che, di per sè, già implica una ricaduta di un certo tipo».

Le fasce d’età sono le più varie. «Non ci sono particolari età a rischio. Di sicuro la nicotina con le sigarette è quella che può attaccare per prima. Per tutta una serie di motivi». Ci sarebbe anche l’alcol ad entrare quasi subito a contatto con i ragazzini. «Sì, compreso un ragionamento di utilizzo sociale che ne viene fatto. Lo sviluppo di una dipendenza deve tenere conto anche di questo contesto e lavorarci sopra quando si combatte.

Capitolo a parte per il gioco d’azzardo che in provincia è sempre al centro della discussione, sia per la sua espansione sia per i percorsi creati per arginarlo. «In questo particolare campo - spiega il responsabile del Sert - vanno considerati alcuni mediatori chimici che si innescano nei meccanismi di funzionamento biologico del piacere nel gioco. Non c’è solo la speranza di vincere, ma proprio una catena di piaceri determinati dall’andare in cerca di questa vincita».

Il moderno orizzonte del settore, però, sembra essere quello delle nuove dipendenze. Dalle tecnologie a braccetto con i social network fino al sesso passando per i videogiochi. «Si parla molto di questi fenomeni, è vero, ma qui il contorno teorico è leggermente diverso. Più che una dipendenza si tratta di eccessi di abitudine. Il guaio, in questo caso, è il comportamento ripetitivo e quasi ossessivo, ma non sconfina nella perdita di controllo data dalle sostanze stupefacenti o dall’alcol. Bisogna individuare bene il motivo della gratificazione nascosta in questo atteggiamento e ragionare su quello».

Rientra tra le criticità delle dipendenze anche i problemi legati all’alimentazione come la bulimia. «Qui abbiamo di nuovo una sistematica perdita di controllo con l’assunzione continua di cibo senza una naturale motivazione. Va, però, fatta un’ulteriore precisazione». Prego. «Non tutte le dipendenze possono essere affrontate con l’eliminazione totale della sostanza in grado di innescarle. È evidente, per esempio, che senza nicotina, cocaina, anfetamine o alcol si possa vivere tranquillamente, ma non vale per tutte». Il cibo, per esempio, è bene mantenerlo. «Esattamente. La bulimia ha a che fare con qualcosa che è centrale per la nostra sopravvivenza e quindi non può essere accantonato. Chiaramente questo va analizzato anche nel percorso che si decide di intraprendere per evitare il rischio di ricaduta. La stessa cosa si può dire per la dipendenza tecnologica perchè ormai il cellulare fa parte della nostra vita umana e professionale. Non si può pensare di risolverla decidendo semplicemente di eliminarlo perchè sarebbe una contraddizione con la vita quotidiana e reale. Va tutto considerato e in questo caso la dipendenza va considerata sconfitta non quando si riesce a mettere da parte qualcosa, ma quando si riesce a controllare l’atteggiamento che si ha verso questa abitudine. Sembrano sfumature sottili, ma cambiano molto anche dal punto di vista della qualità e della quantità con cui ci si avvicina, per esempio, a un cellulare o a agli alimenti».

Si fa presto, dunque, a ipotizzare un percorso unico e diritto per affossare una dipendenza evitando le trappole delle ricadute. Le terapie, invece, sono tentacolari e le strade possibili molteplici. Il che rende la battaglia ancora più difficile e complicata contro nemici che si nascondono dentro.

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