Bolzano

Ristoranti vuoti all’interno e c’è il crollo dell’asporto

La difficile ripartenza. I tavoli all’esterno non sono sufficienti per far girare gli affari. Oltre al danno la beffa: ordinano al telefono 120 euro di sushi, ma nome e indirizzo erano falsi

di Davide Pasquali

BOLZANO. Ristoranti in grosse difficoltà già per via del virus. E oltre al danno, arriva pure la beffa. Dentro nessuno, fuori pochi clienti. Da questa settimana ci si aspettava la ripartenza, ma invece si è scoperto che non c’è stata. E c’è da contare pure l’asporto, che dopo la riapertura è inspiegabilmente crollato.

E ora, con le consegne a domicilio, capitano pure episodi come questo, accaduto al ristorante giapponese Bamboo di Shuxu Zhang: «Telefona una giovane donna, ordina sushi per 117 euro, pretende la consegna alle 18.30, tu apri la cucina prima del solito, consegni in orario. Ma il nome è inventato e l’indirizzo è quello di un edificio dell’Assb in via Roma. Richiami il numero che ti hanno lasciato, ma ti spengono il telefono in faccia. Devi buttare via tutto».

Niente ripartenza

All’interno dei ristoranti non entra quasi nessuno. I contratti d’opera hanno difficoltà a ridecollare, perché chi lavora non ha materialmente il tempo per sottoporsi al tampone due volte alla settimana, specie se occorre attendere ore in coda.

All’esterno il meteo è anche stato più clemente del previsto, ma bastano due gocce e i clienti evitano di farsi vedere. Insomma, si servono troppo pochi coperti. Era piuttosto prevedibile accadesse.

Dopo sei mesi di chiusura, ai bolzanini manca l’abitudine mentale di uscir a mangiare; più di qualcuno non se lo può più permettere; altri in questo anno e passa chiusi a casa senza poter spendere hanno accumulato un discreto gruzzoletto sul conto corrente, ma visto che come mai prima d’ora non si sa cosa ci riserverà il futuro, tengono gli euro in banca e non spendono neanche ora che possono. E non dimentichiamo che molti, ancora, sono intimoriti. Paura di andare al ristorante, figurarsi stare all’interno. È ciò che raccontano i gestori.

C’è però un fenomeno che nessun esercente, in città, si aspettava: se le consegne a domicilio in qualche modo resistono, sull’onda della nuova abitudine mentale dell’ordino comodamente via web e mi portano tutto a casa, l’asporto è invece crollato. E nel mentre, non è che i ristoranti si siano riempiti.

Un esempio è il Bamboo di via Isarco dietro il teatro comunale. Dentro, al massimo un paio di studenti che han fatto il tampone a scuola. Per il resto, il deserto. Fuori qualcuno c’è, ma il Comune pare non consenta di allestire una struttura fissa tipo tettuccio veramente coprente, e i soli tendoni, quando piove forte, non bastano. Quindi, col tempo così così, non si fanno grandi affari.

«Aperti? Forse non conviene»

«L’asporto - conferma la titolare del Bamboo Shuxu Zang - da questa settimana è crollato. Il perché non lo sappiamo, probabilmente la gente a questo punto non capisce più niente. Non sanno, pensano: se siete di nuovo aperti forse non fate più asporto e consegne». Shuxu arriva a dire: «Piuttosto sarebbe stato meglio tenere ancora chiuso questo mese e riaprire poi del tutto a giugno. Perché andare avanti con costi pieni e pochi coperti...»

Negli scorsi mesi si è lavorato per take away e delivery. «Non possiamo stare sempre chiusi, dobbiamo curare la clientela. Non puoi sparire dal mercato per quattro mesi. Anche se poco, ma abbiamo lavorato. Metà dei dipendenti a casa, qualcosa a pranzo, qualcosa nel pomeriggio, qualcosa la sera. Due in cucina, mezza brigata a casa. Gente degli uffici a pranzo, asporto la sera per le famiglie. All’inizio della settimana poco, certe settimane quasi niente da lunedì a giovedì, poi venerdì e sabato andava meglio».

Un problema doppio, per un ristorante di sushi. Perché il pesce fresco dura poco. «Programmare, in queste condizioni, è difficile. Di solito mi facevo consegnare il pesce in casa, ora vado io, perché solo a fine serata, alle 9, capiamo quanto ci servirà il giorno dopo. Anche i fornitori sono molto attenti. È difficile per noi e difficile per loro. Non possono tenere merce in casa. Adesso, se chiamo per dire che mi serve del salmone per sabato so già cosa mi dicono: non c’è. Non se lo procurano».

In tutto ciò, se riapri e ti entra poca gente per via del Corona Pass, con l’asporto crollato, e se in più ti ordinano la cena per scherzo... «Sono molto amareggiata. Sono nella ristorazione da 15 anni, mai successa una cosa simile. Mica puoi pretendere che vengano qui a pagare per portargli poi la cena a casa; il rapporto coi clienti si basa sulla fiducia. Siamo demoralizzati. Di solito 60 coperti a pranzo, 30-40 la sera, nei weekend la sera facciamo tre turni. Ora se arriviamo a 30 coperti al giorno siamo contenti. Oggi sono stati 15. Lunedì, primo giorno, 4 a pranzo e 2 la sera. Eravamo partiti col personale al completo, lunedì abbiamo rifatto i turni: metà ora stanno a casa».