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BOLZANO. Seab e Sasa sul piede di guerra dopo le aperture politiche su una possibile esternalizzazione di servizi pubblici come la gestione rifiuti e il trasporto locale. SEAB. I più arrabbiati sono i sindacati della Seab. In una nota congiunta, Agostino Accarino (Cgil), Maurizio Albrigo (Cisl), Alfred Delmonego (Uil) e Brigitte Holzner (Asgb) comunicano l'avvio delle procedure per la dichiarazione dello sciopero.
«La Seab - attacca Albrigo - garantisce un servizio efficiente ed efficace. Privatizzare questa azienda equivale a svendere un gioiello». Albrigo replica poi a cooperative e consorzi artigiani, che si sono già detti disposti ad assumere parte dei servizi pubblici: «È vero - ammette il sindacalista - che la stessa Seab dal 2005 ha affidato la raccolta dell'umido a soggetti esterni. L'accordo con l'azienda prevedeva una sperimentazione temporanea, ma ad oggi quell'accordo è stato disatteso. Detto questo, è vero che la spesa per Seab è minore, dato che il costo per l'azienda è inferiore del 40% rispetto alla gestione diretta, ma questo risparmio deriva dal fatto che la cooperativa che oggi gestisce la raccolta paga gli operai solo 900 euro al mese».
I 211 lavoratori della Seab (un'altra quarantina di dipendenti appartiene al settore parcheggi) sono pronti allo sciopero: «Gli sprechi - chiude Albrigo - qui in Seab sono altri: penso alla decisione di nominare un quarto dirigente piuttosto che alla spesa da 50 mila euro per il nuovo logo». SASA. Dai rifiuti ai trasporti. La Sasa occupa 330 dipendenti tra Bolzano e Merano. Tra di loro c'è anche Gianni Paparella della Filt/Cgil, per anni membro delle Rsu e ora rappresentante della Rls in azienda.
«A parte il fatto - dice - che anche i trasporti erano compresi nel referendum di giugno e che quindi di privatizzazione non si dovrebbe neppure parlare, ricordo che la Sasa è un'azienda ben amministrata, con bilanci in attivo e con un consiglio di amministrazione che è appena stato ridotto. Gli autisti in questi anni hanno fatto molti sacrifici per l'azienda, privatizzare Sasa significherebbe far perdere il lavoro a molti di loro. Se proprio si vuole risparmiare, allora si inizi a razionalizzare a livello amministrativo: in Trentino è stata realizzata una società unica, la Trentino Trasporti. La stessa operazione si potrebbe fare anche qui attraverso la fusione tra Sasa e Sad. Alle coop dico che magari potrebbero occuparsi della biglietteria o delle pulizie».
I PARTITI. Intanto a livello politico la discussione continua. La proposta di esternalizzare trasporti e gestione rifiuti lanciata dal vicesindaco Klaus Ladinser divide: dopo Christian Tommasini (Pd) e Sandro Repetto (Udc), si schierano tra i favorevoli anche i consiglieri del Pdl. «Condivido l'ipotesi del vicesindaco - afferma Alberto Sigismondi - anche perché questo non significa, come vuole far credere qualcuno, svendere, ma soltanto aprirsi al mercato». Aggiunge Enrico Lillo: «In Alto Adige i servizi funzionano, ma la necessità di uno smantellamento delle partecipazioni pubbliche nelle imprese è necessario».
Completamente opposta la visione di Roberto Schiavo (Sel): «Siamo contrari a qualsiasi esternalizzazione di servizi essenziali». Ribadisce la propria posizione anche l'assessore Luigi Gallo (Rifondazione): «Il referendum di giugno era riferito anche a trasporti e gestione rifiuti, non solo all'acqua. Parlare opra di privatizzazione è inaccettabile: se arriveranno i privati, o aumenteranno le tariffe, o si ridurrà il personale oppure diminuirà la qualità del servizio offerto».
«La Seab - attacca Albrigo - garantisce un servizio efficiente ed efficace. Privatizzare questa azienda equivale a svendere un gioiello». Albrigo replica poi a cooperative e consorzi artigiani, che si sono già detti disposti ad assumere parte dei servizi pubblici: «È vero - ammette il sindacalista - che la stessa Seab dal 2005 ha affidato la raccolta dell'umido a soggetti esterni. L'accordo con l'azienda prevedeva una sperimentazione temporanea, ma ad oggi quell'accordo è stato disatteso. Detto questo, è vero che la spesa per Seab è minore, dato che il costo per l'azienda è inferiore del 40% rispetto alla gestione diretta, ma questo risparmio deriva dal fatto che la cooperativa che oggi gestisce la raccolta paga gli operai solo 900 euro al mese».
I 211 lavoratori della Seab (un'altra quarantina di dipendenti appartiene al settore parcheggi) sono pronti allo sciopero: «Gli sprechi - chiude Albrigo - qui in Seab sono altri: penso alla decisione di nominare un quarto dirigente piuttosto che alla spesa da 50 mila euro per il nuovo logo». SASA. Dai rifiuti ai trasporti. La Sasa occupa 330 dipendenti tra Bolzano e Merano. Tra di loro c'è anche Gianni Paparella della Filt/Cgil, per anni membro delle Rsu e ora rappresentante della Rls in azienda.
«A parte il fatto - dice - che anche i trasporti erano compresi nel referendum di giugno e che quindi di privatizzazione non si dovrebbe neppure parlare, ricordo che la Sasa è un'azienda ben amministrata, con bilanci in attivo e con un consiglio di amministrazione che è appena stato ridotto. Gli autisti in questi anni hanno fatto molti sacrifici per l'azienda, privatizzare Sasa significherebbe far perdere il lavoro a molti di loro. Se proprio si vuole risparmiare, allora si inizi a razionalizzare a livello amministrativo: in Trentino è stata realizzata una società unica, la Trentino Trasporti. La stessa operazione si potrebbe fare anche qui attraverso la fusione tra Sasa e Sad. Alle coop dico che magari potrebbero occuparsi della biglietteria o delle pulizie».
I PARTITI. Intanto a livello politico la discussione continua. La proposta di esternalizzare trasporti e gestione rifiuti lanciata dal vicesindaco Klaus Ladinser divide: dopo Christian Tommasini (Pd) e Sandro Repetto (Udc), si schierano tra i favorevoli anche i consiglieri del Pdl. «Condivido l'ipotesi del vicesindaco - afferma Alberto Sigismondi - anche perché questo non significa, come vuole far credere qualcuno, svendere, ma soltanto aprirsi al mercato». Aggiunge Enrico Lillo: «In Alto Adige i servizi funzionano, ma la necessità di uno smantellamento delle partecipazioni pubbliche nelle imprese è necessario».
Completamente opposta la visione di Roberto Schiavo (Sel): «Siamo contrari a qualsiasi esternalizzazione di servizi essenziali». Ribadisce la propria posizione anche l'assessore Luigi Gallo (Rifondazione): «Il referendum di giugno era riferito anche a trasporti e gestione rifiuti, non solo all'acqua. Parlare opra di privatizzazione è inaccettabile: se arriveranno i privati, o aumenteranno le tariffe, o si ridurrà il personale oppure diminuirà la qualità del servizio offerto».
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