BOLZANO. Dopo la teoria si è passati alla pratica e in queste settimane le scuole si stanno cominciando ad organizzare per la settimana corta. Enormi le difficoltà emerse, anche fra chi magari laicamente stava tentando di adeguarsi, tanto che adesso si sta profilando una sorta di rivolta degli insegnanti. Avviata nella giornata di ieri una petizione per esprimere il massimo dissenso nei confronti dell'assessore provinciale alla scuola tedesca Sabina Kasslatter Mur e delle metodologie eccessivamente impositive della giunta provinciale. Gli organi di informazione ieri sono stati letteralmente sommersi di email. Allegate, le firme dei docenti contrari all'attuale soppressione dell'autonomia scolastica. E non sono solo le scuole italiane, anzi, la petizione è nata e sta fiorendo nell'altra metà del cielo. Notevole è la preoccupazione anche per quanto riguarda le mense scolastiche, che per via della settimana corta rischiano il collasso, con conseguente esplosione delle spese di gestione per Provincia, Comuni e tasche dei genitori. Per rispondere ai rilievi degli amministratori comunali bolzanini, meranesi e brunciensi soprattutto, l'assessore Kasslatter, dalle colonne del Dolomiten, ieri ha spiegato che la questione mensa si può risolvere con maggiore organizzazione (distribuendo bene i rientri pomeridiani) e anche, perché no, risparmiando, tagliando: «Non occorre un menù di tre portate, a un bimbo delle elementari basta un piatto caldo con una mela». Insomma, in Alto Adige sarebbero decisamente finiti gli anni delle vacche grasse... LE FIRME. Hanno cominciato a fioccare nella tarda mattinata di ieri. Dalle medie Alfieri di Bolzano, per dirne una. Hanno sottoscrito la petizione trentasei docenti, di tutte le discipline possibili e immaginabili. Ma a firmare la sottoscrizione sono state soprattutto le scuole tedesche. Qualche esempio? L'istituto comprensivo Schlern di Castelrotto, con trenta firme di docenti attualmente in servizio. E il plesso scolastico in lingua tedesca di Appiano, con ventidue sottoscrizioni. E poi c'è Termeno, per la precisione le scuole elementari tedesche; anche qui una ventina di firme. Ma a sottoscrivere è anche una delle più importanti scuole superiori in lingua tedesca dell'Alto Adige, il Wisliz, ossia liceo scientifico di Bolzano, con trenta docenti. E questo ha tutta l'aria di essere soltanto l'inizio. Nei prossimi giorni si aggiungeranno, con ogni probabilità, decine di altre scuole. Nella prefazione ci si rivolge direttamente all'assessore alla scuola tedesca Sabina Kasslatter Mur. Il testo della petizione è in tedesco, e inusualmente duro per il mondo della scuola sudtirolese, dove, solitamente, ci si adegua alle direttive senza esternare istanze più o meno sovversive. Stavolta non è così. «I sottoscritti docenti - sottolinea il neretto in chiusura della petizione - esprimono la loro protesta contro il modo di procedere della giunta provinciale e si dicono nettamente contrari alla prevista limitazione dell'autonomia scolastica». In queste settimane, spiega la nota accompagnatoria alla petizione, in tutta la Provincia non si riesce a fare ciò che di solito era la prassi, ossia adattare le esigenze degli alunni agli orari scolastici, cercando di decidere per via democratica, coinvolgendo anche i genitori. In molte scuole dell'Alto Adige, sostengono i professori, questa decisione da parte della giunta provinciale di eliminare una parte dell'autonomia scolastica viene vissuta come imposizione (letteralmente: un diktat). Nonostante sindacati e consigli scolastici abbiano espresso la loro contrarietà, l'assessore vuole andare avanti «con tutte le forze». E allora, ottimi e sperimentati modelli di generazione degli orari scolastici devono essere gettati nelle immondizie e reinventati in tempi troppo brevi. Solo così si potrà introdurre la settimana corta a partirfe da ottobre. Sempre che a Roma Kasslatter riesca a convincere il ministro Profumo.