BOLZANO. La Provincia tenta l’ultima carta per difendere la riforma del calendario scolastico dall’accusa di incostituzionalità avanzata dal governo, una vertenza che rischierebbe di finire davanti alla Consulta - che potrebbe annullare la legge e quindi anche la riforma del calendario, che nel frattempo però sarà già entrata in vigore. Insomma sarebbe il rischio caos. L’esecutivo ritiene che la legge che ha uniformato il calendario scolastico leda l’autonomia delle scuole e scavalchi le competenze provinciali in materia. Così, per rispondere a queste obiezioni e fare ritirare il ricorso, ieri nella prima commissione del consiglio provinciale la Svp (primi firmatari Martha Stocker e Josef Noggler) è corsa ai ripari con due proposte di modifiche. Nella prima si inserisce la frase «fermo restando l’autonomia organizzativa delle scuole» nell’articolo che attribuisce alla giunta provinciale il potere di definire il calendario scolastico; nella seconda si stabilisce che le lezioni sono articolate su cinque giorni settimanali «salvo che la giunta non autorizzi l’articolazione in sei giorni settimanali». La prima è un riconoscimento formale dell’autonomia scolastica, la seconda prevede (sulla carta) che le scuole potrebbero derogare alla settimana corta se ne fanno richiesta alla giunta e quest’ultima dà l’ok.

Con queste modifiche si spera di trovare un difficile equilibrio tra autonomia scolastica e volontà della giunta di uniformare il calendario. Quanto la mediazione sia complicata lo hanno dimostrato le polemiche di questi giorni. Ieri le due proposte sono state approvate in commissione coi soli voti Svp, ora approderanno in aula: nelle prossime settimane sapremo se sono state sufficienti a convincere il governo a ritirare l’impugnazione.

Molto critiche le opposizioni. Alessandro Urzì ha presentato un emendamento che chiedeva il parere vincolante del Consiglio scolastico provinciale, che è stato respinto: «La Svp ha ignorato le richieste di autonomia provenienti dal mondo della scuola e ha insistito sulla sua linea, ossia che l’ultima parola sul calendario spetta alla politica. Ed è grave che l’assessore Tommasini fosse assente, delegando tutto alla Kasslatter Mur». Per protestare contro l’assenza di Tommasini, Donato Seppi di Unitalia non ha partecipato al voto.

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