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BOLZANO. Stato di agitazione - che potrebbe trasformarsi in sciopero - e possibile ricorso contro la delibera: i sindacati (Cgil, Cisl, Uil e Asgb) decidono di mobilitarsi nelle scuole contro il calendario scolastico unificato. Si annunciano settimane movimentate nel mondo della scuola altoatesina. Ieri i rappresentanti dei quattro principali sindacati - Flc/Cgil, Cisl scuola, Uil scuola e Ssg/Asgb - si sono incontrati per stabilire la linea comune e hanno deciso che la delibera provinciale sul calendario scolastico unificato e la settimana corta non può restare senza un segnale del forte malumore che sta provocando tra docenti e dirigenti.
È stato così deciso lo stato di agitazione, mentre parallelamente si studierà la possibilità di un ricorso contro l'intera delibera (e quindi non solo contro il controverso articolo 5 sulla maggioranza qualificata dei consigli d'istituto nelle scuole superiori) e contro la legge finanziaria che ha accentrato la competenza del calendario alla giunta. Sono due i punti centrali delle critiche dei sindacati: lo «scippo di democrazia», come lo chiama Sabine Giunta della Cgil, ossia lo scavalcamento dell'autonomia delle singole scuole a favore di una decisione centralizzata; e l'aumento del carico di lavoro per gli insegnanti a causa dell'introduzione della 35esima settimana a inizio settembre.
A queste contestazioni di fondo si sommano poi una serie di critiche ai singoli dettagli: dalla maggioranza qualificata richiesta alle superiori per votare i 6 giorni invece dei 5 fino alla questione dei costi, che secondo i sindacati non diminuiranno visto che i Comuni dovranno pagare di più per le mense. Ora inizieranno le assemblee nelle scuole e non è escluso che la mobilitazione sfoci in uno sciopero. Potrebbe anche essere chiesto un nuovo incontro con la giunta provinciale ma difficilmente l'Svp tornerà sui suoi passi.
Da segnalare per altro che in questa vertenza l'Asgb, il sindacato etnico tedesco, è sulla stessa linea dei tre confederali: segno che anche nel mondo sudtirolese il dibattito è molto più ampio e controverso di quanto la giunta provinciale non sostenga. Nel frattempo le scuole si muovono anche «dal basso»: in diversi istituti si stava già pensando di impugnare la delibera. In Comune a Bolzano, intanto, il dibattito non si è esaurito con la discussione in consiglio comunale dell'altra sera. Guido Margheri di Sel chiede infatti una riunione di maggioranza urgente: «L'amministrazione comunale - dice - non si può accontentare della concessione di alcuni primi "aggiustamenti".
È evidente che sono state mortificate le ragioni del mondo della scuola e quelle dei Comuni. In qualsiasi momento una semplice delibera amministrativa, assunta in modo unilaterale e a maggioranza dalla giunta provinciale, può rimettere in discussione questa e altre questioni sovvertendo anche normative costituzionali».
È stato così deciso lo stato di agitazione, mentre parallelamente si studierà la possibilità di un ricorso contro l'intera delibera (e quindi non solo contro il controverso articolo 5 sulla maggioranza qualificata dei consigli d'istituto nelle scuole superiori) e contro la legge finanziaria che ha accentrato la competenza del calendario alla giunta. Sono due i punti centrali delle critiche dei sindacati: lo «scippo di democrazia», come lo chiama Sabine Giunta della Cgil, ossia lo scavalcamento dell'autonomia delle singole scuole a favore di una decisione centralizzata; e l'aumento del carico di lavoro per gli insegnanti a causa dell'introduzione della 35esima settimana a inizio settembre.
A queste contestazioni di fondo si sommano poi una serie di critiche ai singoli dettagli: dalla maggioranza qualificata richiesta alle superiori per votare i 6 giorni invece dei 5 fino alla questione dei costi, che secondo i sindacati non diminuiranno visto che i Comuni dovranno pagare di più per le mense. Ora inizieranno le assemblee nelle scuole e non è escluso che la mobilitazione sfoci in uno sciopero. Potrebbe anche essere chiesto un nuovo incontro con la giunta provinciale ma difficilmente l'Svp tornerà sui suoi passi.
Da segnalare per altro che in questa vertenza l'Asgb, il sindacato etnico tedesco, è sulla stessa linea dei tre confederali: segno che anche nel mondo sudtirolese il dibattito è molto più ampio e controverso di quanto la giunta provinciale non sostenga. Nel frattempo le scuole si muovono anche «dal basso»: in diversi istituti si stava già pensando di impugnare la delibera. In Comune a Bolzano, intanto, il dibattito non si è esaurito con la discussione in consiglio comunale dell'altra sera. Guido Margheri di Sel chiede infatti una riunione di maggioranza urgente: «L'amministrazione comunale - dice - non si può accontentare della concessione di alcuni primi "aggiustamenti".
È evidente che sono state mortificate le ragioni del mondo della scuola e quelle dei Comuni. In qualsiasi momento una semplice delibera amministrativa, assunta in modo unilaterale e a maggioranza dalla giunta provinciale, può rimettere in discussione questa e altre questioni sovvertendo anche normative costituzionali».
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