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BOLZANO. Sopravvivenza in valanga. I ricercatori Eurac avviano i test su un nuovo dispositivo che aumenta l’autonomia respiratoria.
Una volta seppellita da una valanga, la probabilità di sopravvivenza di una persona si abbassa al 30% entro i 35 minuti e non sempre i soccorsi riescono a giungere in tempo. Trovare una soluzione per prolungare il più possibile l’autonomia respiratoria sotto la neve è uno degli obiettivi dello studio in corso a 2500 m a Cervinia (Valle d’Aosta), condotto da EURAC, Centro di Medicina di Montagna dell’AUSL Valle d’Aosta, CNR e Università di Padova. Verrà testato un nuovo dispositivo che permette di respirare più a lungo sotto la neve e verranno raccolti nuovi dati sulla fisiopatologia della ventilazione durante seppellimento da valanga.
Il 75% delle morti in valanga sono dovute ad asfissia, il 25% a trauma e una percentuale minima ad ipotermia. Circa il 70% delle persone completamente sepolte durante una valanga muore entro i primi 35 minuti per asfissia o lesioni letali e i soccorsi organizzati impiegano più di 20 minuti per arrivare sul posto. Ogni minuto è quindi prezioso e la ricerca punta a prolungare il più possibile la speranza di vita in attesa dei soccorsi.
L’obiettivo di uno studio — condotto dall’Istituto di medicina ed emergenza in montagna dell’EURAC in collaborazione con l’Ambulatorio di Medicina di Montagna dell’AUSL Valle d’Aosta, l’Istituto di Bioimmagini e Fisiologia Molecolare del CNR di Milano e il Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Padova— è testare un nuovo dispositivo di sopravvivenza specifico per la condizioni di seppellimento in neve.
Cosa succede quando si viene completamente sepolti dalla neve? “Le vie aeree possono venire ostruite da neve e ghiaccio, il peso della neve sul torace rende difficile la respirazione. Anche se il soggetto riesce a respirare, l’accumulo di anidride carbonica (CO2) emessa ad ogni respiro rende la già ridotta quantità di aria presente nella neve tossica”, spiega Giacomo Strapazzon, ricercatore dell’EURAC e uno dei coordinatori scientifici dello studio.
Con 12 volontari adulti verranno simulate due situazioni di possibile seppellimento durante valanga: ogni volontario respirerà in un test all’interno di una sacca d’aria e in un altro utilizzando il nuovo dispositivo AIRSAFE — un sistema di tubi con boccaglio che viene indossato con una cintura toracica prima del seppellimento — che consente di separare l’aria inspirata da quella espirata.
Questo dispositivo riesce a sfruttare l’aria presente nella valanga stessa (fino al 60% del volume della valanga) prelevandola dalla parte anteriore del corpo. L’aria espirata, carica di CO2, viene espulsa alle spalle della persona. In questo modo è possibile evitare la respirazione di anidride carbonica tossica ed evitare il soffocamento.
Inoltre, i dati raccolti durante lo studio potranno gettare portare nuova luce sulla patofisiologia della ventilazione durante seppellimento in neve. Lo studio è in corso a Cervinia ad un altitudine di 2500 m dall’11 al 20 gennaio 2016.



