BOLZANO. Indennità, la sfida sui tagli tra giunta e consiglio provinciale è sempre più chiara. Lo ha spiegato senza veli il senatore Karl Zeller (Svp) nell’intervista al nostro giornale: la Provincia non deve adeguarsi «supinamente» al famoso decreto Monti, secondo Zeller, perché non è tenuta a farlo (la «specialità» la metterebbe al riparo dall’obbligo di adozione) e perché, rincara il senatore, «i criteri indicati da Monti sono una colossale sciocchezza». Uno su tutti, sempre Zeller, il presidente della giunta provinciale verrebbe a guadagnare come il presidente del consiglio provinciale, 13.800 euro per entrambi. Oggi il presidente provinciale ha l’ indennità record in Italia di 19.215 euro lordi, e il presidente del consiglio provinciale conta su 15.330 euro. La questione delle indennità tornerà domani in discussione nella seduta dell’ufficio di presidenza del consiglio provinciale.

Alla vigilia, arriva la presa di posizione del vice presidente provinciale Christian Tommasini (Pd), che si dichiara a favore del taglio della propria indennità, ma sposa la teoria che la legge provinciale in materia non potrà livellare troppo Consiglio e giunta.

«Non farò le barricate attorno alla mia indennità», esordisce Tommasini, «se si deve tagliare, si tagli. Non è certo il momento di spaccare il capello su questo argomento, capisco il clima sociale e mi adeguo. Mi arrendo...». C’è un però, precisa Tommasini: «Non capisco lo spirito della proposta di legge depositata in consiglio provinciale». Si riferisce al disegno di legge con primo firmatario Thomas Widman che recepisce il decreto Monti, sia pure in misura soft, perché garantisce una abbondante quota forfettaria esentasse, che alzerebbe la cifra netta destinata agli eletti. Tommasini: «C’è un allineamento eccessivo tra le indennità della giunta e dei consiglieri provinciali, ma non puoi mettere sullo stesso piano la responsabilità, anche giuridica, del presidente provinciale, che firma atti da centinaia di milioni, e quella dei consiglieri che esprimono l’opinione in aula e tornano a casa».

LA PROPOSTA TOMMASINI. A costo di attirarsi le ire dei consiglieri, questa è la proposta di Tommasini: «Riduciamo sensibilmente l’indennità destinata ai consiglieri (la competenza è del consiglio regionale, ndr). In questo modo si abbasserebbe automaticamente anche l’indennità della giunta, che è calcolata su quella base (l’indennità della giunta è di competenza del consiglio provinciale, ndr). Se l’indennità di un assessore è troppo vicina a quella di un consigliere, sarà difficile trovare qualcuno disposto ad assumersi la responsabilità di sedere in giunta. Preferirà restare in Consiglio».

LE CIFRE. Queste le attuali indennità. I consiglieri provinciali guadagnano 10.500 euro lordi al mese (ma 700 esentasse) più 750 di rimborsi spese esentasse. Il presidente della giunta 19.215 euro, i vice presidenti 18.270, gli assessori 17.325, il presidente del Consiglio 15.330 euro, il vice presidente del consiglio 12.915 euro.

Queste invece le cifre previste dal disegno di legge provinciale per l’adozione del «Monti», con la riduzione della distanza tra consiglieri e giunta: consiglieri immutati a 10.500 euro, presidente della giunta e presidente del consiglio provinciale 13.800 euro (di cui 3.300 esentasse), vice presidente della giunta 13.600 (3.100 esentasse), assessori 13.500 (3.000 esentasse), vice presidente del consiglio provinciale 12.900 euro (2.400 euro esentasse). In più, novità, pagamento di 800 euro esentasse ai presidenti delle commissioni legislative e 1.100 euro ai capigruppo, che diventano 600 per i monogruppi. (fr.g.)

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