BOLZANO. Per salvarlo dalla demolizione, cinque anni fa si erano mobilitati l’associazione ex studenti del Carducci, Italia Nostra, l’Alto Adige, il Museion e il Mart. Invano, così almeno pare, visto che quattro anni dopo il distacco e al termine del secondo anno scolastico nella nuova sede, l’affresco di Luigi Senesi ancora giace, a fette di due metri per due, nei depositi provinciali. I tecnici sarebbero anche pronti, la politica però latita. E allora, per sopperire, il preside intanto ha pensato almeno di esporre all’interno del liceo il bozzetto originale di «Anonimie Celesti», grazie al quale Luigi Senesi, a inizio anni Settanta, aveva vinto il concorso nazionale per affrescare la parete esterna dell’aula magna del vecchio liceo classico di via Manci. Ci saranno da fare i salti mortali, ammette Andrea Pedevilla, ma si conta di trovare in qualche modo i finanziamenti almeno per questo: una teca in vetro adatta per contenere preservare e mostrare il lavoro preparatorio dell’affresco. Carta su supporto ligneo, un metro e settantacinque per ottanta centimetri. È il bozzetto in scala 1:10, perché l’affresco vero e proprio, otto metri per diciassette, è stato distaccato e mai più ricomposto.

Prima - era la pragmatica era Durnwalder - lo si voleva semplicemente eliminare, abbattendo tutto. Poi, dopo la levata di scudi degli ex alunni, si era deciso di mantenere. Numerose le promesse, allora, della politica provinciale e comunale. Diverse le soluzioni possibili. Per esporlo tutto all’interno del nuovo liceo non c’era spazio a sufficienza e dunque lo si sarebbe dovuto ridimensionare. Ma chi avrebbe deciso quali parti esporre e quali no? Gli eredi poi non erano entusiasti. E allora, si era escogitata la soluzione: distacco, ossia rimozione assieme ad una parte dell’intonaco sottostante, in seguito restauro, poi riassemblaggio. Sulla parete sud del nuovo edificio, la prima arrivando da piazza Mazzini, perpendicolare a via Manci. Si era anche modificato il progetto del nuovo liceo, creando una facciata apposita, priva di vetrate. Si sarebbe dovuto montare una struttura metallica per agganciare l’affresco, sormontato da una mini cornice per preservare l’opera dagli agenti atmosferici. Si sarebbe dovuto, perché a parte il distacco, costato quasi 100 mila euro, e a parte lasciare la parete libera da finestre, non si è fatto altro. Nemmeno il primo bando, per il restauro dell’affresco, dilavato da decenni di esposizione a sole, gelo e acqua. «È un momento difficile per le casse provinciali», spiegano i tecnici dell’edilizia. Restauro e riposizionamento costerebbero molto di più del distacco. Ci si dovrà accontentare del bozzetto.

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