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BOLZANO. Don Andrea è un osso duro. Quando, un paio d’anni fa gli si sono presentati in canonica gli alpini lui li ha fatti accomodare ed è stato ad ascoltarli per un po’. «Scusi signor parroco, ci servirebbero i soliti spazi, giù nel cortile, per la sagra del risotto. Tutto come sempre?».
Don Andrea ha sorriso, gli alpini hanno pensato che sì, anche questa volta i fornelli si sarebbero accesi e invece no: «Mille euro o niente». Niente. Regina Pacis, con la Visitazione, è il suo fortilizio. Se si entra per pregare, va bene, se si chiede qualcosa di più terreno, occorre vedersela con lui, don Andrea Bona. Che guarda ai bilanci della parrocchia con la stessa cura con cui segue le anime dei parrocchiani. Qualcuno dice anche di più.
Lo hanno detto, per fare un esempio recente, gli anziani del club della Visitazione, storici ospiti dei cortili interni. Dopo la pandemia si sono visti chiudere le porte: c’era una trattativa in corso. In verità il problema di Regina Pacis sono gli spazi. Nel senso che sono così vasti quelli che possiede la parrocchia, dietro, davanti, di fianco, che, a pensarli con occhio mondano, possono far gola a molti.
Don Olivo, il predecessore, aveva un occhio di riguardo verso chi glieli chiedeva per fare del bene. Don Andrea è uomo dei nostri tempi. Con i beni ( immobili) non si scherza. «I proventi servono alle nostre attività» le secche obiezioni del parroco. Così anche quando si sono presentati in ufficio il Comune con le Coop (all’inizio solo le bianche cattolicissime ) per dirgli: «Che ne pensa se utilizziamo un poco dei suoi spazi vuoti per fare dei parcheggi ? Sa, qui nel quartiere non ci sono garage, la gente lascia le auto in strada…».
E voi che mi date? gli ha replicato don Andrea. Gli ha risposto Confcoop, di cui uno dei vertici è Andrea Grata, alla guida del Cristallo, teatro contiguo alla chiesa: «Beh, possiamo metterle a posto il sagrato, fare altri lavori che lei desidera».
L’idea progettuale era ricavarne almeno 60 posti macchina così da liberare strade e marciapiedi e offrire del contesto una visione meno arruffata. Anche valorizzando la presenza architettonica della chiesa. «Si poteva allargare il sagrato - dice oggi Stefano Fattor - e, nel mentre, progettare sugli spazi di risulta, una ciclabile in grado di connettere via Dalmazia a via Roma, fino in via Resia».
La trattativa con il parroco da una parte e il Comune con le Coop dall’altra è andata avanti a lungo. «Conoscevamo gli esiti di altre trattative e l’atteggiamento del parroco in questo casi. Ma si immaginava - aggiunge un altro degli interlocutori - che la presenza di soggetti istituzionali come il municipio e le cooperative l’ avrebbero rassicurato. Invece ci é sembrato da subito sulla difensiva. Sospettoso...».
Alla fine non se ne farà nulla. Almeno per ora. Un ultimo tentativo per rendere meno spigoloso l’atteggiamento di don Andrea è stato fatto con una telefonata in Curia. Quasi certamente presso la segreteria del vescovo. Il Comune ha spiegato i contenuti della proposta, le cornici sociali della stessa, i benefici per i beni di Regina Pacis e il suo contesto. È partita una telefonata per don Andrea. Ed è giunta anche la risposta, comunicata al municipio: «Ci dispiace ma non si può scavalcare il parroco» sembra sia stato il contenuto.
Come con gli alpini, come con gli anziani, la trincea ha resistito. Non si scherza con i santi ma neppure la si può far facile con i beni che fanno loro cornice. Neanche in cambio di una riqualificazione.



