BOLZANO. Oltre 2.300 firme per la petizione avviata dai giornali Alto Adige e Trentino per realizzare un fondo per il lavoro con il denaro delle maxi-liquidazioni. Sintomo della rabbia e dell’indignazione dei cittadini di fronte alle cifre rese pubbliche dalla Regione. In parte (22 milioni) già intascate da consiglieri ed ex consiglieri regionali, in parte (31 milioni) dirottate su un fondo pensione. La velocità di adesione è impressionante, se si considera come l’iniziativa dei due giornali sia partita da pochissimo tempo. Per aderire è sufficiente accedere al sito www.altoadige.it oppure ritagliare il coupon in questa pagina e spedirlo alla redazione.

E l’Alto Adige vigilerà anche sulle promesse fatte finora da una decina di consiglieri ed ex consiglieri provinciali di voler restituire la parte già ottenuta sottoforma di contanti: dai 285 mila euro di Sabina Kasslatter Mur ai 400 mila tra Pius Leitner e Ulli Mair. Tra la popolazione in questi giorni non si parla d’altro. Spopolano le battute in tutti gli strati della società: dai quartieri popolari a quelli vip, dalla città alla periferia.

Ricapitoliamo. Con la riforma del 2012 a consiglieri ed ex consiglieri regionali beneficiari di assegno vitalizio - solo a quelli che vi hanno aderito - è stata ridotta la pensione ad un importo massimo di circa 2.800 euro mensili. La differenza rispetto agli emolumenti previdenziali precedenti - ovvero vitalizi che arrivavano o sarebbero arrivati anche ai 6 mila euro mensili - è finita nelle tasche dei consiglieri sottoforma di importi netti già anticipati (22 milioni) o di quote nel fondo family (31 milioni circa) che si riscatteranno nei prossimi anni.

«Credo che quasi nessuno degli ex consiglieri possa dire di non aver saputo», «non capisco perché alcuni colleghi dicano di non essere stati a conoscenza degli importi». Lo affermano gli ex presidenti del consiglio regionale Franz Pahl e Rosa Thaler. Quest’ultima è la madrina della legge di riforma sui vitalizi che ha portato all’abnormità delle cifre percepite dai consiglieri regionali e provinciali. Che ci si dica all’oscuro di quanto accadeva, appare perlomeno strano anche dai modi e tempi in cui le norme sono state fatte. Se la legge approvata dal consiglio regionale è del 2012, poi per la sua concreta attuazione si è passati in più occasioni per l’ufficio di presidenza, con gli importi a mo’ di anticipo che sono stati erogati tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre 2013. Due mesi di silenzio da parte di tutti e poi scoppia lo scandalo. La petizione prosegue.