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RIO PUSTERIA. Tragedia sfiorata l’altra notte a Rio Pusteria, dove una coppia con cinque figli ha rischiato di morire a causa di una stufa difettosa. Si è rivelato decisivo l’intervento del capofamiglia che - poco prima di mezzanotte - ha capito che c’era qualcosa che non andava e ha chiamato immediatamente i soccorsi e cercato subito di arieggiare l’alloggio, ormai saturo di monossido.
Ad avere la peggio sono stati tre dei cinque bambini che hanno avuto bisogno di cure immediate, già nel corso della notte, al Centro iperbarico di via Fermi a Bolzano. «Quando si sono presentati qui - racconta Michele Braito, uno degli addetti con maggiore esperienza presso la struttura del capoluogo - avevano una concentrazione di monossido nel sangue attorno al 20-25 per cento. I bambini sono arrivati qui con le loro gambe ed erano asintomatici. Hanno effettuato il trattamento regolarmente seduti all’interno della camera iperbarica. La situazione, in questi casi, può rivelarsi davvero rischiosa se la percentuale di monossido nel sangue arriva al 35-40 per cento. I tre bambini hanno avuto bisogno di effettuare due sedute, ma ora possono considerarsi fuori pericolo». L’intossicazione da monossido di carbonio è un avvelenamento dell’organismo potenzialmente mortale. Il monossido di carbonio è una emotossina (una tossina che distrugge i globuli rossi) perché legandosi saldamente allo ione del ferro nell’emoglobina del sangue forma un complesso 205 volte più stabile di quello formato dall’ossigeno. La formazione di questo complesso fa sì che l’emoglobina sia stabilizzata nella forma di carbossiemoglobina che, per le sue proprietà, rilascia più difficilmente ossigeno ai tessuti. L’intossicazione da monossido conduce a uno stato di incoscienza (il cervello riceve via via meno ossigeno) e quindi si può arrivare anche alla morte per anossia.
Sempre in base alle prime informazioni raccolte la famiglia di origine pachistana probabilmente aveva lasciato la stufetta accesa per riscaldare l’appartamento durante la notte. Poco dopo le 23.30 l’intera famiglia ha iniziato a sentirsi male. Il padre ha chiamato i soccorsi, che sono intervenuti sul posto con sei ambulanze. Come detto i tre bambini intossicati adesso stanno tutti bene. In un primo momento anche la moglie del giovane pachistano era stata tenuta in osservazione nel reparto di rianimazione dell’ospedale San Maurizio di Bolzano. Poi anche le sue condizioni sono gradualmente migliorate e la donna è stata dimessa. Accertamenti in corso sulla dinamica dell’incidente domestico.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Ad avere la peggio sono stati tre dei cinque bambini che hanno avuto bisogno di cure immediate, già nel corso della notte, al Centro iperbarico di via Fermi a Bolzano. «Quando si sono presentati qui - racconta Michele Braito, uno degli addetti con maggiore esperienza presso la struttura del capoluogo - avevano una concentrazione di monossido nel sangue attorno al 20-25 per cento. I bambini sono arrivati qui con le loro gambe ed erano asintomatici. Hanno effettuato il trattamento regolarmente seduti all’interno della camera iperbarica. La situazione, in questi casi, può rivelarsi davvero rischiosa se la percentuale di monossido nel sangue arriva al 35-40 per cento. I tre bambini hanno avuto bisogno di effettuare due sedute, ma ora possono considerarsi fuori pericolo». L’intossicazione da monossido di carbonio è un avvelenamento dell’organismo potenzialmente mortale. Il monossido di carbonio è una emotossina (una tossina che distrugge i globuli rossi) perché legandosi saldamente allo ione del ferro nell’emoglobina del sangue forma un complesso 205 volte più stabile di quello formato dall’ossigeno. La formazione di questo complesso fa sì che l’emoglobina sia stabilizzata nella forma di carbossiemoglobina che, per le sue proprietà, rilascia più difficilmente ossigeno ai tessuti. L’intossicazione da monossido conduce a uno stato di incoscienza (il cervello riceve via via meno ossigeno) e quindi si può arrivare anche alla morte per anossia.
Sempre in base alle prime informazioni raccolte la famiglia di origine pachistana probabilmente aveva lasciato la stufetta accesa per riscaldare l’appartamento durante la notte. Poco dopo le 23.30 l’intera famiglia ha iniziato a sentirsi male. Il padre ha chiamato i soccorsi, che sono intervenuti sul posto con sei ambulanze. Come detto i tre bambini intossicati adesso stanno tutti bene. In un primo momento anche la moglie del giovane pachistano era stata tenuta in osservazione nel reparto di rianimazione dell’ospedale San Maurizio di Bolzano. Poi anche le sue condizioni sono gradualmente migliorate e la donna è stata dimessa. Accertamenti in corso sulla dinamica dell’incidente domestico.
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