BOLZANO. Gli stipendi aumentano sulla carta, ma il potere d’acquisto diminuisce. È questa la fotografia del pubblico impiego altoatesino scattata dall'Astat con i dati relativi al 2024. La retribuzione annua lorda media ha raggiunto i 42.238 euro, mentre quella mediana si è attestata a 38.213 euro. Rispetto al 2019, quando quest'ultima era pari a 32.891 euro, l'incremento nominale è stato del 16,2%. Ma nello stesso periodo l'inflazione ha raggiunto il 20,4%, determinando una perdita reale del 3,5%.

Il calo del potere d'acquisto riguarda tutti i gruppi contrattuali. Le perdite maggiori si registrano nelle Forze armate, nei Corpi di polizia e nei Vigili del fuoco (-11,3%), seguiti dalle amministrazioni centrali (-7,3%) e dalle università e dagli enti di ricerca (-6,4%). Più contenuta la diminuzione nella scuola (-0,4%), mentre nel servizio sanitario raggiunge il 4,7%. A incidere sono stati soprattutto i mancati rinnovi contrattuali e l'inflazione del 2022 e 2023.

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Nel frattempo continua a crescere il numero dei dipendenti pubblici. Nel 2024 erano 55.997, ben 803 in più rispetto al 2019, con un incremento dell'1,5%. Ma il personale invecchia: gli occupati tra i 55 e i 59 anni sono aumentati di 1.528 unità, quelli con almeno 60 anni di 1.608. Nelle fasce comprese tra 35 e 49 anni si registra invece una diminuzione complessiva di 2.323 persone. Le donne rappresentano il 68,3% degli occupati, pari a 38.231 lavoratrici.

Emergono anche differenze significative nelle retribuzioni. Tra i dipendenti a tempo pieno, la mediana annua lorda è di 44.906 euro per gli uomini e 42.487 euro per le donne. Il 37,2% del personale lavora part-time, una quota che sale al 49,6% tra le lavoratrici. Sul fronte delle disuguaglianze, il 10% dei dipendenti a tempo pieno con gli stipendi più elevati guadagna mediamente 4,9 volte quanto percepito dal 10% meno retribuito.