Merano. «Il numero delle persone affette da dipendenze aumenta e l’età dell’approccio ai fattori di rischio si fa sempre più bassa. Ma la rete sanitaria e sociale del territorio sa come rispondere. Col tempo si è strutturata». Lo si deve in buona parte a lui, Gabriele Ghirardello, ai suoi collaboratori, e ai suoi 28 anni di lavoro trascorsi al Serd. Classe 1961, laurea in psicologia a Padova conseguita da studente lavoratore così come il diploma di maturità magistrale, dal 1991 nel Servizio per le dipendenze di Merano, ha ricoperto dal 2001 il ruolo di “direttore di struttura complessa”. Di fatto, primario del servizio. Lo scorso 1° giugno è andato in pensione ma non a riposo, perché nei tre mesi estivi ha accompagnato come volontario il perfezionamento del passaggio di consegne con il suo successore, già suo vice, Francesco Guidoboni.

Anni pionieristici.

Ghirardello riavvolge il nastro. «i primi novanta per molti versi erano anni pionieristici nella cura delle dipendenze. a merano eravamo in sei negli spazi angusti di via alpini. non era facile integrarsi alla rete sociosanitaria, eravamo considerati quasi un corpo estraneo. anche in ospedale. ma eravamo sospinti dalla convinzione che il nostro lavoro era necessario. che la società andava incontro a nuove forme di dipendenza, oltre a quelle che stavamo già affrontando, e che serviva farsi trovare preparati. che serviva un’équipe stabile nel tempo per evitare Turnover, perché solo la continuità permette di conoscere le specificità delle dipendenze e di coltivare i percorsi individuali dei pazienti».

Con questa piattaforma di idee quel nucleo di operatori riuscì a convincere l’allora generazione di vertice dell’azienda sanitaria, dal direttore generale andreas fabi a quello amministrativo bruno barbieri, al responsabile sanitario roland döcker. cominciò un percorso quinquennale che consentì l’allargamento degli spazi fisici in dotazione al gruppo e l’incremento del personale – oggi i collaboratori sono 24 – e del lavoro di rete sul territorio. quattro i fronti: principalmente la tossicodipendenza e l’alcolismo, ma anche la farmacodipendenza e la cura psicologica e l’assistenza sociale dei primi sieropositivi e di chi aveva già sviluppato l’aids.

Successivamente fu aperta la sede in via goethe e parallelamente, una quindicina di anni fa, fu garantita la consulenza con distaccamenti in venosta, passiria e val d’ultimo, ancor oggi attivi. si modellò la presenza al tappeiner e nel reparto di psichiatria. più recente il progetto avviato al sant’anna di maia alta, certificato da pochissimo come centro provinciale di disintossicazione per persone con problemi di alcol e sostanze.

Il primo piano operativo.

La vera svolta è datata 2010, «quando vide la luce un risultato sedimentato in anni di esperienza unito al lavoro coordinato, lungo un quinquennio, di 19 diversi servizi e 42 operatori sociali e sanitari, del pubblico e del privato, delle istituzioni del meranese: il primo piano operativo per le dipendenze». tutt’oggi, la pietra miliare del trattamento delle dipendenze. i “garanti” del documento furono l’allora rettore di unibz, walter lorenz, il professore universitario umberto nizzoli, più gli enti territoriali, dal comune al burgraviato al serd. e dunque gabriele ghirardello. pure la casa per senzatetto fornì un importante contributo. un documento operativo avvallato anche in ambito sanitario dall’allora direttrice del territorio enrica dal negro e dall’attuale direttrice del comprensorio irene pechlaner.

Lo schema di gestione.

«lo schema di gestione delle persone con problemi di dipendenza prevede quattro livelli di intervento: prevenzione, cura e riabilitazione, riduzione del danno e sicurezza». un processo di sviluppo del settore delle dipendenze nel meranese, quello portato avanti da ghirardello (e dall’équipe da lui diretta, come lui stesso tiene a sottolineare), al quale nel 2016 l’azienda sanitaria ha affidato il compito di coordinare i serd provinciali e i servizi privati convenzionati, compito ora passato alla direttrice del serd di brunico marion von sölder. negli anni, si è allargato lo spettro dei tipi di dipendenza. «tabagismo e gioco d’azzardo sono gli “ultimi arrivati”», conferma ghirardello. «tuttavia la maggior parte delle persone che seguiamo, ieri come oggi, è dipendente da alcol e da sostanze illegali. ci sono poi i casi di doppia dipendenza, ad esempio spesso la ludopatia è associata al consumo di alcol e tabacco. a ogni modo, il consumo di alcol è ancora il problema principale. sia in età giovanile, sia nel mondo adulto».

Il ritorno agli oppiacei.

Di quali numeri si parla? «già nel 1991 erano circa 400 le persone seguite dal serd meranese, ora sono circa 1500 comprendendo le valli di riferimento. poi c’è il sommerso. ritengo però che il lavoro di questi anni abbia saputo creare un servizio pronto a rispondere alla crescita dei consumi in particolare delle sostanze, trend confermato da tante ricerche e report e al quale l’alto adige non è immune. oggi circolano 700 tipi di sostanze diverse, ricavate dalle materie più impensabili e molte reperibili anche online. e poi si registra un ritorno agli oppiacei, in diverse forme rispetto agli anni novanta, più potenti e pericolose. il consumo di eroina era calato per la saturazione del suo mercato, lasciando spazio alla penetrazione della cocaina, immessa a prezzi sempre più bassi. ora in via di espansione è invece il mercato di eccitanti e allucinogeni, con il ritorno all’eroina consumata per passare dalla fase “Up” alla fase “Down”. anche le modalità di consumo sono cambiate: ora l’eroina, fra i minorenni e i giovani adulti, si fuma. in alcuni casi, per fortuna non molti, l’assunzione si materializza già a 16 anni. nella fascia giovanile rimane comunque sempre la cannabis la sostanza consumata maggiormente».

La sensibilizzazione, la percezione del rischio spiegata ai più giovani è la prima delle contromisure. “step è il programma dedicato ai giovani e alle loro famiglie che abbiamo attivato con l’associazione “la strada/der weg”. forniamo consulenza a chi consuma alcol e sostanze illegali e a chi gli sta accanto, in modo particolare i genitori. portiamo avanti progetti nelle scuole e nei centri giovanili. operiamo tanto sul piano della prevenzione universale, rivolta alla popolazione in genere, che comprende tutte le sfere sociali, tanto su quello della prevenzione selettiva, diretta invece a gruppi più vulnerabili, o anche a quei contesti sociali dove si sono sviluppati comportamenti a rischio».

Pronto a rientrare in campo.

Che cosa farà, ora, gabriele ghirardello? “ragioni familiari e soprattutto professionali mi hanno allontanato negli ultimi anni dall’impegno nella psicologia dello sport”. una delle specializzazioni, associata al mental training, di ghirardello – le altre sono psicoterapia e supervisione. ha seguito tanti atleti altoatesini di punta, accompagnandoli nelle loro esperienze iridate e olimpiche, da tania cagnotto a cristopher sacchin, da alex schwazer a debora vivarelli. ha lavorato sulla forza mentale dei calciatori dell’fc alto adige, del bolzano loacker nella pallamano, del basket club bolzano. mettendo a frutto il vissuto da buon calciatore, giunto all’interregionale (oggi serie d) con la maglia del passirio merano nei primi anni ottanta, poi come allenatore in prima squadra e di formazioni giovanili. un percorso che ha portato anche alla pubblicazione, nel 2018, di un libro: “la puzza dei piedi”, summa di storie sportive che raccontano la rinascita di atleti attraverso il lavoro psicologico e di training mentale. ghirardello si sta scaldando, pronto a rientrare in campo.

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