MERANO. Con un boom di presenze, ben 22mila persone, grazie a un servizio di sicurezza sempre più impeccabile, va in archivio la 140esima Festa dell'Uva, manifestazione che celebra la cultura altoatesina dell'uva e del vino. E dopo i festeggiamenti, il testimone passa al Merano Wine Festival. A dirla tutta, c'è un filo rosso sottile e indissolubile che lega la storia di Merano all'evolversi delle sue tradizioni più autentiche. Un legame che quest'anno celebra appunto un anniversario importante: la Festa dell'Uva appena terminata ha festeggiato i suoi primi 140 anni di vita, confermandosi come la manifestazione più antica e profondamente radicata nella vita sociale, culturale e turistica dell'intero Alto Adige.

A orchestrare questo importante evento è stata l'Azienda di soggiorno di Merano, un'istituzione nata nel 1855 appunto per promuovere e curare la vocazione turistica della città. La prima edizione ufficiale della Festa dell'Uva risale al lontano 1886, nata dall'esigenza di ringraziare per il buon raccolto al termine della vendemmia. Una festa che s'inseriva in una Merano in piena fioritura già città di cura e soggiorno della Belle Époque. Fin dalle sue origini, l'evento ha sempre saputo coniugare il mondo rurale delle vallate circostanti con l'eleganza cosmopolita che caratterizzava la città termale, trasformandosi rapidamente in una pietra miliare dell'autunno altoatesino.

Attraverso i decenni, la manifestazione ha attraversato trasformazioni e momenti storici complessi, aprendosi al turismo ma al contempo mantenendo intatta la propria anima genuina. Ad esempio, nel secondo dopoguerra la Festa dell'Uva ha strutturato alcuni dei suoi simboli più iconici e ammirati anche domenica pomeriggio, 18 ottobre, dagli oltre 22mila turisti arrivati in città con record storico di presenze nel corso della sfilata. A farla da padrona, la Corona di mele di Marlengo, già presente alla Festa dell'Uva nel 1951. Questo è il carro allegorico più antico sfilato ieri, con oltre mezza tonnellata di mele fresche intrecciate.

Molto gettonato dai tanti telefoni sollevati al cielo il celebre «Kundschafter», il carro d'uva gigante - dal peso di oltre 3 quintali - a cura del Comune di Lagundo. Immancabili come sempre i cavalli avelignesi, protagonisti del corteo di ieri che da Porta Venosta si è snodato lungo le vie del centro, chiuso al traffico. Per gestire l'afflusso di visitatori, sono state potenziate le possibilità di parcheggio (da piazzale Prader alla stazione di Maia Bassa e all'ippodromo, compresa via Garibaldi e le strade limitrofe) ed è stato istituito un servizio per fare deviare verso Maia Bassa le automobili provenienti da Maia Alta.Il culmine della kermesse, rinnovato dal passaggio di bande musicali, costumi tradizionali, il tradizionale brindisi augurale dal balcone del Kurhaus curato da Helmuth Köcher, a suggellare l'abbraccio ideale tra la festa popolare della vendemmia e l'eccellenza enologica globale. Infatti, appena calato il sipario sulla Festa dell'Uva, le passeggiate lasceranno il posto all'installazione degli stand e delle strutture del Merano Wine Festival al via il 6 novembre.