PHOTO
BOLZANO. «I miei più sinceri ringraziamenti a Waltraud e a Robert. Mi avete sempre supportato, in tutti i modi». Con queste parole aveva deciso di concludere la propria tesi di laurea nel 2021 a Ingolstadt, terminando i propri studi nella facoltà di Ingegneria e Management. Tre anni dopo, il mondo s'è capovolto: i primi conflitti con la moglie per una separazione che era in atto e l'attrito sempre più marcato con la suocera, che voleva a tutti i costi il ritorno della figlia a Bolzano.
Oggi il 35enne nigeriano residente in Germania è tra i principali sospettati per il tentato omicidio di Waltraud Kranebitter, la fisioterapista accoltellata nella serata di martedì nel seminterrato del civico 8 di via Cavour. La donna, 61 anni, è stata colpita al volto e alla gola dopo essere stata attirata dall'aggressore con uno stratagemma: ha staccato l'interruttore della luce - secondo i vicini era già successo alcune volte nei giorni precedenti - e l'ha aggredita vicino al contatore. Solo l'intervento di un condomino ha salvato la vita a Waltraud, che aveva già perso molto sangue e ora si trova in coma farmacologico all'ospedale San Maurizio.
Gli inquirenti hanno fatto subito partire le indagini a 360 gradi, esaminando i video delle telecamere di sicurezza e le celle telefoniche, ascoltando i familiari della vittima, controllando i treni e i telepass dell'autostrada del Brennero. Non a caso le ricerche da parte dei carabinieri si estendono anche oltre confine, in Germania, proprio dove viveva l'uomo nigeriano. «Non si è fatto sentire, non ci ha ancora chiamato dopo quello che è successo. - ripete Robert Auer, il marito della vittima - Non è normale chiaramente».
Il rapporto tra il genero e la famiglia Auer si era definitivamente incrinato negli ultimi mesi. L'uomo non accettava la separazione dalla moglie e in particolar modo dai tre figli (il più grande di 6 anni, il più piccolo di 9 mesi) che a settembre erano tornati a Bolzano. Robert Auer a quel punto gli ha proposto di acquistare un appartamento in città, ma lui ha rifiutato.
Gli studi (anche a Unibz).
Sembra passata una vita, invece sono solo tre anni da quando il 35enne di origine africana citava e ringraziava i propri suoceri nella tesi di laurea incentrata sugli impianti fotovoltaici in Nigeria. È il Paese dove è nato e al quale ha dedicato gran parte dei suoi studi; tanto da organizzare anche degli incontri aperti al pubblico per "raccontarlo", nella piccola cittadina tedesca di Pfarrkirchen.
L'uomo ha studiato in Nigeria, in Germania, ma anche in Italia: nei portali di Unibz risulta che si fosse iscritto alla facoltà di Ingegneria, senza però completare gli studi. Sempre in Nigeria aveva conosciuto anni fa, durante una missione umanitaria in Africa, la figlia di Waltraud Kranebitter, che sarebbe diventata sua moglie. Assieme si erano poi trasferiti a Monaco di Baviera, dove sono nati tre bambini. Nel mezzo il matrimonio nella sala rossa del Municipio di Bolzano, celebrato nel 2015 dall'allora assessora Judith Kofler Peintner: «Mi sembrava una coppia felice - spiega la presidente del quartiere Oltrisarco - ovviamente c'era del feeling tra loro, altrimenti non si sarebbero sposati».
Ma col tempo tutto era cambiato: le pressioni dell'ex marito sulla moglie affinché lei tornasse in Germania sarebbero diventate sempre più insistenti, tanto che la donna aveva deciso di rivolgersi al centro antiviolenza della Gea. Le operatrici le avrebbero raccomandato di chiamare subito il 112, se il marito fosse tornato. Gli inquirenti indagano, ma non scartano alcuna ipotesi a quattro giorni dall'aggressione.
Le condizioni di Waltraud.
Waltraud Kranebitter è ancora intubata, in coma farmacologico, all'ospedale San Maurizio di Bolzano, ma in condizioni stabili. Ieri pomeriggio la donna è stata operata per le ferite alla gola e alla faccia, mentre dovrebbero essere scongiurati interventi alla testa nonostante il versamento cerebrale. «Preghiamo tutti per lei, è una donna forte, si riprenderà», sottolinea il marito Robert Auer, che assieme alla figlia sta collaborando quotidianamente con le forze dell'ordine. Intanto in via Cavour 8, il condominio continua ad essere presidiato da due Carabinieri: l'aggressore è ancora a piede libero, e la paura è tanta.


