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ROVERETO. Ha colpito alla testa il marito e la figlia, disabile, con un martello mentre dormivano. Poi ha telefonato al commissariato di polizia di via Sighele: «Ho ucciso due persone». Erano le 7 del mattino. Nell'appartamento di Rovereto si precipita la pattuglia dei poliziotti con la dirigente Ilva Orsingher.
In casa ci sono tre persone: una donna di 73 anni, svenuta a terra, il marito e la figlia, entrambi insanguinati, ma vivi. Hanno ferite alla testa e vengono trasportati in pronto soccorso: non sono gravi.
Secondo lo psichiatra che ha preso in esame la signora, si sarebbe trattato più di un gesto di esasperazione che non di una realtà volontà omicida.
Dietro a questa vicenda infatti si muovono dei dettagli che illustrano una storia di ordinario disagio, celato da un’apparente maschera di normalità. La donna, secondo quanto è stato possibile accertare, non versava da mesi l’affitto di casa alla proprietaria Itea. E proprio ieri mattina al pianerottolo della famiglia, mentre gli agenti erano affaccendati nei rilievi, si è presentato l’ufficiale giudiziario per dare corso allo sfratto esecutivo, disposto dall’Itea per morosità.
La famiglia era già stata segnalata ai Servizi sociali del Comune per un problema di ludopatia. Presa dalla mania del gioco, la donna avrebbe scialacquato le proprie sostanze.


