BOLZANO. La Provincia sta trattando con l’Inps per integrare le pensioni minime degli altoatesini meno abbienti. A dare l’annuncio, ieri, il presidente Arno Kompatscher, a Trento, a margine della presentazione dei dati regionali dell’Istituto nazionale previdenza sociale riguardo al 2023. Conferma il direttore Inps del Trentino Alto Adige, Vittorio Feliciani. Ora si dovrà trovare la quadra tecnica: quanto precisamente erogare, ed esattamente a chi. Perché anche circoscrivere la platea non sarà affatto semplice. Ma l’assessora al sociale Rosmarie Pamer stima la sua consistenza in circa 16 mila over 65. Questi i numeri di cui si è discusso in giunta prima di avviare le trattative con l’Inps.

Tutto ha preso le mosse da una mozione per arginare la povertà degli anziani, presentata nello scorso mese di marzo da Andreas Leiter Reber (Freie Fraktion) e Ulli Mair (Freiheitlichen), opportunamente emendata e poi approvata dal consiglio provinciale. Sostanzialmente si chiedeva alla giunta provinciale di trovare un accordo con l’Inps e i ministeri competenti, per integrare le pensioni degli altoatesini con fondi del bilancio provinciale fino a raggiungere l'importo complessivo minimo di 1.000 euro netti al mese (oggi la cosiddetta minima supera di un niente i 600 euro).

Si chiedeva anche che l’integrazione, finanziata dalla Provincia nell’ambito delle prerogative dell’Autonomia, non venisse calcolata come reddito ai fini fiscali. Un fatto che avrebbe indebolito il tentativo di venire incontro alle migliaia di pensionati in panne, in una provincia dove il carovita sta colpendo sempre più duro. Ieri a Trento il governatore altoatesino ha confermato che si sta lavorando in questo senso: si tratta con l’Inps per riuscire a integrare le pensioni minime.

Lo conferma il direttore dell’Istituto, Feliciani: «In queste settimane stiamo perfezionando l’accordo. La Provincia di Bolzano intende dare questo sostegno a chi ha un Isee basso e la pensione più bassa, il tutto nei limiti che adesso andremo a definire». L’Inps, prosegue il direttore regionale, «è favorevole a trovare un accordo, che sarà di tipo tecnico, sostanzialmente ancora tutto da riempire. Dobbiamo definire i contenuti e il percorso da seguire». Tra gli obiettivi, chiarisce ancora, «quello di valutare, di studiare come fare per evitare la tassazione». Tradotto, che il Fisco si riprenda parte di quanto integrato dalla Provincia, diminuendo il beneficio.

Per evitare finanziamenti a pioggia, occorrerà naturalmente anche definire esattamente la platea degli aventi diritto, perché chi ha diritto alla minima non è detto che non percepisca altri redditi. «Esistono già aiuti provinciali ad hoc, come il contributo per le spese accessorie destinato agli anziani», spiega l’assessora provinciale al Sociale, Rosmarie Pamer. Alle persone anziane con pensione minima che vivono da sole, hanno 65 o più anni, entrate da pensioni che non superano l'importo annuale di 10.000 euro netti e non possiedono altro patrimonio di rilievo oltre all'abitazione o alla casa di proprietà, può infatti essere concesso un contributo maggiorato per le spese accessorie, come ad esempio elettricità, riscaldamento, acqua eccetera.

«Ma ci siamo resi conto che solo in pochi presentano domanda, solo poche centinaia», così Pamer. «Già durante la discussione della mozione in consiglio provinciale a marzo - prosegue l’assessora provinciale al Sociale - avevamo detto: vogliamo provare a parlare con l’Inps per vedere se c’è la possibilità che, se noi diamo qualcosa in più, lo Stato dall’altra parte non se lo prenda. Ne abbiamo parlato poi anche in giunta e abbiamo deciso di provarci. Sarà sicuramente difficile, in realtà ci si prova da dieci anni, ma stavolta speriamo di riuscirci. Sarebbe importante, anzi, è un passo necessario. Stiamo parlando di circa sedicimila pensionati bisognosi. Per noi questo è un obiettivo molto importante».