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BOLZANO. Per le imprese altoatesine, specie piccole e medie, non va bene già oggi, ma si prospetta un futuro forse ancora più incerto. Da una parte manca personale specializzato perché l'abbandono scolastico è elevato, nel senso che i giovani che sarebbero pronti a entrare nel mercato del lavoro non sono formati a sufficienza, dall'altra i cervelli altoatesini per così dire ben sviluppati se ne scappano fuori provincia, specialmente all'estero. Lo spiega uno studio della Cgia di Mestre.
Siccome si tratta di una rilevazione seria, urge capirne innanzitutto i termini. Per la Cgia l'abbandono scolastico prematuro è definito come la percentuale della popolazione 18-24 anni con al più la licenza media, che non ha concluso un corso di formazione professionale riconosciuto di durata superiore ai due anni e che non frequenta corsi scolastici o svolge attività formative. Tradotto: pronti per entrare nel mondo del lavoro ma senza competenze. Ossia esattamente il contrario di ciò che cercano le aziende, in tutti i settori. Un fenomeno europeo, italiano, ma a tutti gli effetti, spiega la Cgia, anche altoatesino. Dall'altra parte ci sono i cervelli in fuga, così definiti ai fini dell'analisi della Cgia di Mestre: la popolazione italiana in età 18-39 anni emigrata, ossia cancellata dall'anagrafe.
Nel 2022 i giovani che in Italia hanno abbandonato la scuola prematuramente sono stati 465.000, pari all'11,5% della fascia di età compresa tra i 18 e i 24 anni. Sempre nello stesso anno, invece, i cosiddetti cervelli in fuga che se ne sono andati dal nostro Paese per trasferirsi all'estero sono stati 55.500. In buona sostanza i primi sono un numero otto volte superiore a quello dei secondi.Sono due problematiche estremamente delicate che, tuttavia, continuano ad avere, da parte dell'opinione pubblica, livelli di attenzione molto diversi.
Se la dispersione scolastica non è ancora avvertita come una piaga educativa con un costo sociale spaventoso, la fuga all'estero di tanti giovani, invece, lo è, sebbene il numero della prima criticità sia molto superiore a quello della seconda. «Se a queste specificità che caratterizzano il nostro mondo giovanile aggiungiamo anche la crisi demografica in corso e la rivoluzione digitale, tutto ciò avrà delle ricadute pesantissime anche per le nostre imprese», spiega la Cgia. Con sempre meno giovani e per una parte importante di loro con un livello di istruzione insufficiente, «per tantissime Pmi trovare del personale preparato da inserire nei processi produttivi sarà una missione impossibile».
L'Italia, rispetto ai principali Paesi dell'Ue, nel campo dell'istruzione/formazione scolastica presenta due grossi problemi. Primo: un basso numero di diplomati e laureati, soprattutto in materie scientifiche. Secondo: una elevata povertà educativa che, secondo gli esperti, va di pari passo con la povertà economica. Le cause che determinano la fuga dai banchi di scuola sono principalmente culturali, sociali ed economiche: i ragazzi che provengono da ambienti socialmente svantaggiati e da famiglie con un basso livello di istruzione hanno maggiori probabilità di abbandonare la scuola prima di aver completato il percorso di studi che li porta a conseguire almeno il diploma di maturità.
A livello territoriale sono le regioni del Sud che presentano i livelli di abbandono scolastico più elevati. Pertanto, dal confronto tra la dispersione scolastica e la fuga di cervelli è la Campania a presentare il gap più elevato (la prima è numericamente 16 volte più grande della seconda). Seguono la Puglia e la Sicilia con 14, e la Toscana e la Sardegna con 8.Sebbene la fuga dai banchi di scuola sia in calo in tutta Europa, tra i 20 Paesi dell'Eurozona nel 2022 l'Italia era al terzo posto per abbandono scolastico dei giovani tra i 18 e i 24 anni (11,5% sulla popolazione corrispondente). Solo la Spagna (13,9%) e la Germania (12,2%) presentavano un risultato peggiore del nostro. La media dell'Area Euro era il 9,7%.
I dati considerati dalla Cgia di Mestre riguardano gli anni dal 2019 al 2022, anno in cui l'abbandono scolastico medio italiano assomma come detto all'11,5%.In questo ranking, il Trentino Alto Adige sta al poco invidiabile ottavo posto, con il 10,5%. La Cgia dispone però anche dei dati disaggregati a livello provinciale. Per il Trentino-Alto Adige l'Istat fornisce infatti anche i dati delle due province: nel 2022 la percentuale di abbandono scolastico si attestava al 13,5% per la provincia di Bolzano (6 mila giovani in età 18-24 anni) e al 7,3% per la provincia di Trento (3 mila).Passando ai cervelli in fuga, purtroppo esistono soltanto i dati aggregati a livello regionale: contro i 9.000 che nel 2022 hanno abbandonato la scuola, i cervelli in fuga censiti sono stati 2.160. Un risultato decisamente pesante, comunque, che non promette niente di buono per i prossimi anni/decenni.


