BOLZANO. «I Carmelitani? Ho sentito. Ma non sono i soli…». Eugen Runggaldier è il vicario della diocesi. Sta alla destra del vescovo ed è colui che tiene la prima linea di contrasto alla crisi delle vocazioni. Crisi delle vocazioni, come riferito sul giornale di ieri, che rischia di provocare la chiusura della Chiesa dei Carmelitani, perché i frati verranno trasferiti altrove.

La diocesi mette in campo una nuova task force per reggerne l’urto di questa crisi generale: «L’idea, divenuta ormai una nuova prassi, è la creazione di équipe di laici. Non solo per fare il lavoro interno che tocca a parroci e parrocchie nell’ordinario, ma anche muovendosi sul terreno della liturgia e della catechesi». Secondo questa direttrice di avanzamento: assumersi anche le responsabilità.

E la chiesa dei Carmelitani, se chiuderà, vicario? «Siamo, come diocesi, fuori giurisdizione». Nel senso? «È una chiesa conventuale, la conduzione spetta ai frati conventuali e dunque alla casa madre. Ma non si sa mai. Ci sono stati casi risolti in altro modo…». L’altro modo sta ad Appiano. Lì, a San Giuseppe, c’era una chiesa dentro la sfera giurisdizionale dei Domenicani. Anch’essi frati, come i Carmelitani. Ebbene, formalizzata la crisi e dunque l’impossibilità di destinarvi un sostituto dopo la partenza del primo «conduttore» da parte della commenda, la diocesi bolzanina l’ha assunta in carico. Delegando a sua volta un sacerdote per garantirne almeno l’agibilità. «Naturalmente con compiti limitati e non prevedendo tutte le attività che erano state possibili in precedenza» chiarisce don Runggaldier. Ma è una opzione. E resta in campo per un possibile futuro.

Dunque? «Il primo passo è l’arrivo di una comunicazione da parte della casa madre di Verona. Che non è ancora giunta. Siamo nel campo delle ipotesi. Ma ai fedeli diciamo: Non abbiate paura, esistono ancora dei varchi, sia esterni che interni. E in ogni caso - conclude il vicario - la parrocchia per il quartiere è quella di Gries. Lì sono già state trasferite alcune funzioni». Ma è questo che temono i fedeli dei Carmelitani. «Già adesso si svolgono qui da noi soltanto i funerali. La chiesa è un nostro punto di riferimento. Faremo di tutto perché i nostri frati restino», spiegano. E hanno avviato una raccolta di firme. «La comunità italiana del quartiere ha da sempre qui la sua chiesa», ricordano.

Alessandro Bezzi, il priore, ha già annunciato di essere stato chiamato alla conduzione di un convento nel Veronese. Anche lì devono coprire i vuoti aperti dalle crisi vocazionali. Non sarà facile tenere in funzione la chiesa in via Col di Lana, di fronte alle Marcelline, perché altre emergenze premono alle porte della commenda del Nordest. Tanto che frate Alessandro ha concluso la sua comunicazione ai fedeli con un biblico: «Pregate perché il padrone delle messi invii operai per i suoi campi». Cosa sta accendo invece in Diocesi, anch’essa alla prese con molti vuoti da coprire nelle sue strutture? Che si contano ormai sulle dita di una mano i parroci altoatesini con una sola parrocchia. La media, dice don Runggaldier, è di almeno due o tre parrocchie per ogni sacerdote».

Questo schema è possibile perché dentro la geografia diocesana è consentito attivare sinergie tra le chiese e coordinare i sacerdoti rispetto alle esigenze del territorio. C’è in sostanza una maggiore flessibilità dovuta alla vicinanza delle strutture e alla conoscenza territoriale dei singoli sacerdoti che si muovono con un surplus di mobilità rispetto ai conventuali. I quali dipendono da centrali amministrative lontane, le quali devono fare fronte a strutture monastiche molto complesse e impegnative. Situazione che sta alla base proprio dell’impasse in cui si è venuto a trovare il convento di Gries. Nella Diocesi c’è tuttora il caso di un sacerdote che è stato chiamato a gestire ben nove parrocchie. È accaduto nella zona di Malles, dove si divide tra 5 parrocchie nel comune e altre 4 nel circondario. I fedeli paiono soddisfatti, il prete pure. Ma ai Carmelitani è una opzione impossibile. Dovrebbero chiedere aiuto al vescovo. Che, per adesso, attende. P.CA.