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BOLZANO. "In una settimana la Corte Costituzionale ha emesso due importanti sentenze. Dopo quella con cui ha invitato il Parlamento a legiferare sul fine vita, ieri quella con cui ha ricordato un altro vuoto normativo, l'impossibilità per le persone che non si riconoscono nei generi maschili e femminili nel vedersi riconosciuta la propria condizione "non binaria" sui documenti d'identità." Così in una nota la presidente del Gruppo per le Autonomie, Julia Unterberger.
"Ciò è - prosegue - in contrasto con la maggior parte dei Paesi europei. Dal dicembre 2019, la legge tedesca sullo stato civile permette la scelta tra maschile, femminile, non specificato e diverso. In Austria, dal 2020 ci sono sei opzioni per l'indicazione di genere: femmina, maschio, inter, diverso, aperto o non specificato. La Corte, chiamata a pronunciarsi su richiesta del Tribunale di Bolzano, pur non riconoscendo alcuna incostituzionalità della norma in vigore, ha tuttavia sottolineato che il Parlamento deve intervenire".
"E questo per tutelare persone la cui forzosa adesione al genere maschile o femminile costituisce motivo di disagio e profonda sofferenza. Parliamo di una platea molto ristretta di persone: nell'ultimo censimento in Germania del 2022, appeno lo 0,0015 dei rispondenti si è dichiarato non binario. Tuttavia, come sempre, per la destra tutto ciò che è diverso è una minaccia. L'onorevole Urzì ha orgogliosamente dichiarato che questo governo non approverà mai nessuna legge. Che triste essere orgogliosi per non capire le sofferenze altrui", ha concluso poi Unterberger.


