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BOLZANO. "Condivido la proposta avanzata dal Presidente dell'INPS Fava: il terzo mese di congedo parentale con retribuzione all'80% previsto dalla Legge di Bilancio deve essere riservato ai padri. Questo per incentivare un maggior coinvolgimento dei padri nel lavoro di cura familiare e per evitare che un'assenza prolungata dal lavoro penalizzi le donne."
Così in una nota la presidente del Gruppo per le Autonomie, Julia Unterberger. "Secondo i dati elaborati dall'Osservatorio dell'impresa sociale ‘Coi bambini’ il 32,1% delle donne tra i 25 e i 49 anni, ma solo il 7,2% dei padri, dedica oltre 50 ore settimanali alla cura dei figli. Ciò significa che il lavoro familiare grava quasi tutto sulle spalle delle donne, come dimostrano anche i dati sul congedo parentale. Nel 2022 i richiedenti uomini sono stati il 22% a fronte di un 78% di donne. Tra le cause anche le differenze salariali tra i generi: per mitigare l'impatto sul bilancio familiare, soprattutto nei mesi di congedo retribuiti al 30%, si sacrifica il lavoro della donna, che di norma ha una retribuzione più bassa", ha proseguito Unterberger.
"Questa tendenza va invertiva: per tutelare i percorsi professionali delle donne bisogna costruire un meccanismo che porti a una equa distribuzione del lavoro familiare tra il padre e la madre. Che è esattamente quello che hanno fatto i paesi del nord Europa, che hanno previsto tempi aggiuntivi di congedo con alta retribuzione per i padri che prendono una quota consistente dei mesi destinati alla coppia. Con queste misure sono riusciti a portare l'occupazione femminile al 70% e la fertilità femminile a una media di quasi 2 figli per donna. La proposta dell'INPS va nella giusta direzione: probabilmente costerebbe anche meno allo Stato e quelle risorse potrebbero essere usate per inserire un quarto mese retribuito all'80%, perlomeno per alcune specifiche categorie di lavoratrici e di lavoratori", conclude.


