BOLZANO. Ma l’embargo deciso da Putin sui prodotti agroalimentari provenienti dall’Ue quali ripercussioni effettive ha per l’export altoatesino? «Nell’immediato di ridotta rilevanza, mentre per il futuro bisognerà vedere come evolverà la situazione internazionale e se la Russia amplierà il divieto di importazione ad altre merci». Risponde così Markus Walder, responsabile internazionalizzazione delle imprese presso l’Eos, l’ente che si occupa di esportazioni per conto della Camera di commercio. Insomma, il problema non è tanto nell’immediato - anche se qualche prodotto ha già subito lo stop - ma per i prossimi anni. «Visto che il mercato russo è comunque in espansione per le aziende dell’Alto Adige», spiega ancora Walder. Intanto Andreas Kraus, direttore dell’Ufficio frutti- e viticoltura della Provincia, annuncia che l’Unione europea ha intenzione di acquistare la merce che non verrà esportata in Russia, in modo da evitare che i prodotti invenduti invadano i mercati europei facendo crollare il prezzo delle merci.

La fotografia dell’esistente. Nel 2014 dalla provincia di Bolzano sono state esportati prodotti verso la Russia per un importo pari a 83 milioni di euro. In percentuale tra il 2 ed il 3% di tutte le esportazioni altoatesine. «Al momento non è un problema grave anche se qualche prodotto del settore agroalimentare è già stato bloccato: dalle mele allo speck, fino ai latticini», evidenzia Walder. Merci che tra il resto non costituiscono la somma più alta sul totale dell’export altoatesino verso Mosca. «Bisognerà vedere se la situazione si aggraverà in futuro, magari coinvolgendo anche altre tipologie di merce, come le tecnologie alpine o ambientali, oppure la componentistica per auto. Ma ad oggi non possiamo saperlo», ancora il dirigente dell’Eos. In pratica funziona così: è l’importatore russo a bloccare le merci su ordine di Putin, come è il caso dell’agroalimentare. In questo momento si valuta inoltre se sia possibile aggirare l’embargo attraverso la Svizzera, in quanto la Confederazione elvetica non è soggetta a limitazioni. Esclusi, per ora, dall’embargo, sono i vini.

Il futuro. «La Russia è un mercato in espansione per l’Alto Adige, può essere che con la situazione attuale le imprese locali abbiamo adesso qualche remora in più a fare business con Mosca. Resta comunque un punto interrogativo sul futuro, che in questo momento non è dato conoscere», sottolinea Walder. È un po’ come il turismo. Nella stagione estiva in corso non si lamenta una diminuzione del turista russo. Per la prossima stagione invernale si vedrà.