ROMA. «I braccialetti elettronici devono funzionare. Se non lo fanno, diventano trappole per le vittime. Ed è francamente inaccettabile che sia lo Stato a creare condizioni di maggiore pericolo per le donne». Lo dichiara la presidente del Gruppo per le Autonomie Julia Unterberger, commentando il femminicidio avvenuto martedì 28 ottobre, a Castelnuovo del Garda.

«Quella tragedia forse si sarebbe potuta evitare se qualcuno si fosse accorto che l’assassino si era tolto da tempo il braccialetto elettronico, tuttora non ritrovato. I problemi di questi dispositivi sono noti da tempo: non funzionano senza campo, la batteria ha un’autonomia limitata e, in alcuni casi, l’allarme non scatta. Nel caso dell’assassino di Jessica, addirittura, non è stato attivato nemmeno l’allarme per la manomissione del dispositivo».
 

Unterberger sottolinea anche le criticità legate ai ritardi nella distribuzione dei dispositivi alle Procure: «Le forniture arrivano in ritardo, allungando i tempi di attivazione delle misure di protezione proprio nei momenti più critici per la sicurezza delle donne».
 

«Eppure – conclude – è trascorso ormai più di un anno da quando, nel 2023, i braccialetti elettronici sono stati resi obbligatori in caso di applicazione di una misura di protezione. Sarebbero uno strumento molto efficace, a patto che funzionino e siano sempre disponibili. Servono tecnologie più affidabili e integrate, ad esempio collegate ai telefoni cellulari delle vittime, per garantire segnalazioni tempestive e una tracciabilità continua».